Uno fra i post più apprezzati e seguiti: le foto a confronto atto 3°
- birra
- campanella-scolastica
- edificio-scolastico
- blockbuster
- chitarra
- batteria
- chiesa
A volte le migliori serate nascono senza nessuna programmazione, all’improvviso e quando meno te l’aspetti. Nel pomeriggio avevo fatto una telefonata a Eusebio che mi aveva detto sempre di farmi vivo ogni tanto….volevo fare un giro al mercato o meglio un report fotografico, ma in questa occasione mi disse che di sera avrebbe suonato ad una festa. La linea era disturbata, non capivo bene alcune parole in francese ma naturalmente dissi ok. Rendez-vous alle 20:00 davanti al CCF (circolo culturale francese). Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è, ma queste cose alla Cristiano, senza sapere i dettagli e all’avventura magari me le accollo solo io e sono andato ugualmente senza nessun mundelé (uomo bianco).Alle 19:55 ero già sul luogo dell’appuntamento e stranamente anche Eusebio: “non sei completamente africano” gli dissi, ed effettivamente si fece una risata anche lui consapevole della mia allusione alla concezione di puntualità africana. Il succo del racconto qual’è ? Che mi sono ritrovato a passare una piacevolissima serata in una sorta di locale congolese riparato da una tettoia con solo qualche altro francese che era stato invitato e pieno di africani. Tutti insieme fraternamente a bere, facendo vedere la mia foto con i capelli sulla patente e scoprendo che in Congo puoi essere dichiarato anche con il cognome dello zio all’anagrafe (infatti i loro gradi di parentela sono tutti; père, mère, frère, petit frer, grand père ecc… Abbiamo ascoltato musica, salutarci come si sarebbe fatto in Italia, ridere e scherzare o fare qualche battuta, addirittura in francese e magari tutto questi elementi all’apparenza banale ti fanno sentire “cittadino del mondo o multiculturale”. Se poi all’insieme uniamo che sono entrato mano nella mano con Eusebio (nei paese africani è normalissimo come senso di amicizia),che abbiamo mangiato riso, pollo e sakassaka dallo stesso piatto e bevuto 3 N’Gok (birra congolese) grandi e che non sono stato mai lasciato solo un attimo nemmeno quando con nell’assoluta spontaneità mi ha detto “je vais à pisser dérrier le mur” devo dire che mi sono congolesizzato parecchio. Ma sono appunto tutti questi piccoli particolari, questi episodi normale di vita quotidiana giovanile congolese che ti fanno stare bene e che ti danno la consapevolezza non solo dell’essere cittadini del mondo indipendentemente dal colore della pelle, dalla nazionalità o dallo stato in cui ti ritrovi, ma che basta un piccolo di predisposizione mentale per potersi adattare e vivere psuedo-normalmente anche in questo paese lontano non solo geograficamente ma anche culturalmente….e per dare l’idea della musica che allietava la serata ecco un piccolissimo video…
Alla prossima
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Stavolta cercherò di essere breve anche perchè magari più che da dire ci sarebbe da ascoltare. L’occasione ? Il festival di Ndji Ndji a Pointe Noire dove siamo stati invitati da Eusebio (figlio di un noto pittore di Pointe Noire ;-)….certo che sono proprio una famiglia di artisti). Musica davvero carina e trascinante in quel contesto anche se magari la piattezza del video non rende l’idea. Fra le curiosità (oltre al cantante ultramuscoloso, con la faccia da bruto che però suonava con due bacchettine lo….xilofono!!!)quella in cui una canzone si intitolava “politichiens” un gioco di parole tra politiciens (politici) e chiens(cani)…appena l’ho capita mi son detto che un po’ di francese lo sto almeno imparando. Ho promesso a Eusebio di pubblicare i video su Youtube per dare un po’ di risalto e visibilità e non potete immaginare i suoi ringraziamenti..ecco a voi Prince Mpoutou e i suoi fratelli Buon ascolto
La paix en question
Politichiens
Mboka Mboka
Instrumental
Foto no-comment per gentile concessione :-)…e credo che non bisogna aggiungere più niente, il titolo spiega tutto !!!
- Incidente 1
- Incidente 2
- Miracolato
Credo che in qualsiasi luogo si vada la visita al mercato locale sia la tappa d’obbligo per osservare la gente, i loro usi e costumi tipici e anche i prodotti venduti e la stessa regola non vale solo per mercati sudamericani,africani o arabi ma anche per quelli nostrani (basta pensare ad esempio alle differenze tra la Vucciria di Palermo e ” ‘A Fera o luni”o la pescheria di Catania). Paese che vai mercato che trovi. Ricordo che in uno dei miei primi giri alla citè ero un po’ titubante nell’addentrarmi all’interno, ma subito dopo mi è ricapitata l’occasione e grazie al fatto di essere accompagnato da un locale ho fatto un giro nella parte più disordinata, caotica e colorata di Pointe Noire. A parte il fatto che il giro è stato un vero e proprio percorso ad ostacoli (cercando di evitare i taxi che corrono il più veloce impossibile e che cercano di infilarsi dovunque per poter passare subito alla prossima corsa), attraversavo strade e bancarelle stando attento a non calpestare piedi di persone, materiali non meglio identificati o bambini, cercando di non perdere l’orientamento e al tempo stesso di poter osservare ogni minimo particolare…in fondo sono stato bravo a destreggiarmi, se non per delle macchie che ho potuto notare sulla maglietta subito dopo aver finito il tour, la causa: un venditore facendo strani travasi di olio di palma da un bidone a una bottiglia ne ha fatto uscire un po’ troppo fuori e qualsiasi sostanza essa sia so solo che nonostante i ripetuti lavaggi ad altissima temperatura ancora le macchie non se ne sono andate del tutto. Dopo questa fase “più o meno” standard ancora il bello doveva venire infatti mi sono ritrovato in una zona grande quanto auchan ma piena solo ed esclusivamente di bancarelle una accanto all’altra, una sopra l’altra, una sovrapposta all’altra..un caos infernale dove per poter riuscire a dare un’idea credo che basti dire che non entrava all’interno un minimo raggio di sole. Tutto era coperto con passaggi strettissimi e cercavamo di districarci tra vari capi di abbigliamento e stoffe di tutte le fatture. Ma come se non bastasse all’improvviso subito dopo il reparto abbigliamento eccomi ritrovato al reparto “alimentari”…MAMMA MIA !!!! Tutte le specie che finora mi ero ritrovato a mangiare erano in quel momento lì pronte per la vendita, con o senza pelle, o anche solo la pelle, intere o a metà….una vera e propria mattanza, ma per fortuna subito dopo il settore alimentare si passava al reparto drogherie e spezie. In Congo si crede tanto ancora alla magia, ai feticci, ai riti ed ecco così sulle varie bancarelle la merce più disparata per poter eseguire sortilegi a volontà. Zampe o teste di gallina, gusci di tartaruga, pezzi di non so cosa, pelli di serpenti e anche piccole lucertole e camaleonti già essiccati e pronti per l’uso. Che ridere quando chiedevamo informazioni ai venditori sull’utilizzo di quelle cose, per loro era perfettamente normale…ops dimenticavo al reparto alimentari ho visto una cesta di “esserini” (va beh esserini si fa per dire perchè erano grandi quanto un pollice) gialli e in movimento. Li avevo già visti in Madagascar in un posto sperduto e se non mi sbaglio si chiamano vermi di palma…ho mangiato di tutto ma vederli vivi mi fa un po’ ribrezzo, ho chiesto timidamente cosa facevano con quelli e la risposta è stata banale “si mangiano ovviamente”…toh che sbadato che sono non ci avevo fatto completamente caso
!!!. Usciti da questa zona nevralgica posso dire che spero di poterci ritornare quanto prima per passare un’intera giornata là e fare un vero reportage fotografico…ogni mercato è tipico ma questo a detta di Mr.Lello che ne avrà visti più di me ha detto che è davvero unico. Ultimo episodio degno di nota dopo essere usciti dalla bolgia: a un certo punto in uno dei pochi punti all’ombra si trovava una fila interminabile di persone sedute nell’unico metro ombreggiato una accanto a un’altra, una accanto a un’altra e così via (credo almeno un 60)….tutte ragazze che a loro volta avevano di fronte a se o dei ragazzi o delle ragazze inchinate come il principe azzurro che vuol provare la scarpetta a cenerentola….cosa stavano facendo ? Non era nient altro che un “centro estetico” all’aperto per manicure, pedicure e applicazione unghie finte di tutti i colori possibili e immaginabili. Peccato che io non ne faccia uso, ma sono sicurissimo che qualche ragazza occidentale sicuramente non avrebbe esitato a sottoporsi a questo esperimento..dimenticavo ho comprato anche io una piccola chicca afro-cinese-occidentale ma magari la pubblicherò in un post a parte..alla prossima











