Le puntate sui sapologi non finiscono quì, anzi diciamo che aumentano sempre di più i colpi di scena. Stavolta l’occasione è arrivata a noi sempre grazie a Gondissa (chef della sua circoscrizione dei sapologi) il quale ci ha invitato a partecipare alla loro grande festa/concorso in cui avrebbero sfilato i sapologi più famosi e celebri di Pointe Noire e sarebbero poi stati votati da una giuria. Rimaniamo in qualche modo su come organizzarci e a quanto capisco mi ha detto di non avermi mai invitato a casa sua come se per lui non fosse all’altezza di un occidentale….ma stai scherzando gli ho detto ? E così dopo averlo rassicurato che per me non c’era nessun problema e lo ringraziavo per la sua ospitalità siamo rimasti che alle 16:00 saremmo andati a prenderlo in atelier e successivamente accompagnato a casa per cambiarsi. I poveri disperati che si sono uniti questa volta oltre all’ habitué Paolo (che sembra proprio voler correre tutti i pericoli a pochi giorni dal suo rientro in Italia) anche Carlo che nonostante una mattinata passata alla cité a comprare una camicia dal gusto discutibile si è voluto unire a noi. Premetto che ogni tanto abbiamo fatto un giro alla cité (la periferia della città abitata dai congolesi), ma stavolta ci siamo inoltrati ancora di più, in una fra le parti sicuramente più povere della città e sembrava di essere purtroppo in una piccola Korogocho, montagne di spazzatura buttate dovunque, carcasse di animali, sporcizia di tutti i tipi, ma la cosa che mi colpiva mentre cercavo di guidare senza investire nessuno e poter guardare attorno era come nonostante tutto si sentisse dovunque musica africana come per dare una botta di vita e visi sorridenti come se niente fosse. Nonostante la scenografia fosse povera sembrava di essere nel video di una stupenda canzone trasmessa da MTV. Dopo esserci inoltrati fra queste “viuzze” da cui non saremmo mai riusciti a uscire senza un guida (avevamo chiesto infatti rassicurazioni a Gondissa sul fatto che non ci fosse nessun problema per noi bianchi) eccoci arrivati finalmente a casa sua. Un portoncino in lamiera si apriva su un cortile dove si trovavano circa 40 sedie di cui molte occupate da signori e signore in abito da festa. Ci è stato spiegato dopo, che quel giorno si stava compiendo una sorta di rito di iniziazione per 2 gemelli che finalmente potevano vedere la luce del sole dopo 6 mesi. E’ infatti tradizione per loro, che i bambini piccoli non possano uscire da casa se non dopo un semestre (eccetto casi gravi di malattie) e proprio quel giorno stavano festeggiando questa occasione per due loro “quattiroti”. Entrati a casa Gondissa siamo stati ospitati nel soggiorno-entrata-cucina-salapranzo di pochi metri quadrati, ai muri quadri per abbellire il tutto e separata da una tenda intuivo ci fosse il cucinino sia per l’odore di frittura pesante che regnava in quel piccolo ambiente, sia perchè intravedevo foglie di manioca per terra. Nel frattempo per non essere scortese mi son seduto e lì abbiamo cominciato a grondare di sudore in modo spudorato, 3 rubinetti che non finivano più di gocciolare, noi occidentali abituati all’aria condizionata vedevamo come miraggio un ventilatore che magari non funzionava più da qualche anno. Mentre Gondissa si cambiava abbiamo conosciuto anche due dei suoi figli (in totale dovrebbe averne 6) anche loro sapologi e per la precisione il primo si definiva “l’architetto” che cura lo stile e l’altro ”l’unità di misura” che cura gli abbinamenti. Il primo faceva a tempo perso il musicista (che famiglia di artisti), il secondo invece in modo molto sereno diceva che si arrangiava, ciononostante ci tenevano a far vedere l’eleganza e l’originalità del loro abbigliamento (le foto le inserirò nella seconda parte del racconto). Dopo esser stati un po’ a parlare e aver sentito che bisogna abbinare bene i colori, non usarne più di tre e che per loro è un modo per distinguersi dagli altri che hanno ancora meno soldi e non possono permettersi vestiti siam partiti alla volta del grande raduno……………………………………………………………………. CONTINUA…………………….
Prendendo spunto da questa piccola e semplice preghiera che compariva in un libricino edito da Fabrica di Oliviero Toscani ecco un video di alcune donne in preghiera che abbiamo incontrato in un villaggio al ritorno dall’escursione dei petits. Musica, colori e gioia accompagnava queste signore appartenenti a un gruppo di preghiere cristiano che pregano insieme 3 volte la settimana (la domenica dalle 8 alle 13). Sinceramente credevo fossero le prove del coro e la signora stile Sister Act mi ha spiazzato chiedendomi
- “Perchè voi non pregate così ?”.
- “Beh non proprio” ho risposto io (ho preferito evitare il discorso)
-”Posso filmare ?” ho continuato
_” Certo che male c’è”
- Grazie
- Prego ! Prego…Prego ?
Dopo aver passato la sera precedente l’escursione nel cercare di capire come poter preparare le foglie di tabacco da portare al villaggio a mò di sigaretta, al ritmo di Bob Marley ma senza successo, abbiamo chiesto al villaggio di poter farci vedere questa fatidica preparazione…le istruzioni video custodite gelosamente da “Totò u Cuittu” sono ancora in fase di elaborazione (anzi sarebbe necessario una petizione affinchè possa montare il video quanto prima). Nel frattempo ecco il video della vittima che si è sacrificata dopo la slinguazzata da formichiere del pigmeo a fumare in segno di pace il sigaro da loro preparato per sancire l’unione a mò di ringo boys tra mundelé e locali….anche questo è conoscere la loro cultura :-)
Interrompo la saga dei post dedicati all’uscita sui petits hommes (che in ogni caso riprenderà presto) per parlare di un evento ancora più curioso e direi ancora più tipico del Congo….riprendo infatti il discorso sulla Sapologie. Dopo essere andato a trovare Gondissa e a pagare qualche quadro (ho la stanza piena…) mi ha chiesto quando ero libero per potermi far vedere una sorpresa. Ho risposto che in fondo potevo durante il week-end o durante la pausa pranzo e fu così che mi ha detto con un mega sorriso che avrebbe ricevuto la visita del Re…ops ma il Re di cosa ho chiesto….il re dei sapologi !!! Congolese che vive in Francia da 30 anni insignito della medaglia d’oro e citato addirittura sul dizionario francese….”lui indossa ben 9 cravatte” e sentendo questo ho avuto conferma che intendeva INDOSSARLE CONTEMPORANEAMENTE una sull’altra per estro, svago e fantasia. Naturalmente non potevo declinare l’invito (oltre che ad essere curiosissimo) e fu così che coinvolsi nell’avventura il povero Paolo che quasi ogni giorno è costretto a condividere il suo ufficio con un sapologo mancato. Arrivati puntuali all’appuntamento ecco vedere finalmente il grande Djo Balard, citato su wikipedia e conosciutissimo da tutti, conosciuto a tal punto che camminavamo insieme per strada come se lui fosse “u Signuruzzu di Pasqua” con 3 dita alzate salutando tutti, rispondendo ogni cinque minuti ad uno dei suoi due cellulari, un vero e proprio vip. Fortunatamente siamo stati messi subito a nostro agio, descrivendoci il suo stile e in particolare la moda che ha lanciato delle 7 cravatte (il suo record comunque dovrebbe essere 9) e fu così che ci siamo avviati in uno di quei localini dove qualsiasi ispettore dell’igiene sarebbe morto per infarto e dove un collezionista di mosche avrebbe fatto man bassa….ci è stata offerta un “pochino” di birra ma berla a stomaco vuoto, sotto il sole e dover ritornare in ufficio senza dare i numeri è stato davvero difficile ahah. Ho chiesto a Djo cosa facesse in Francia e la filosofia di fondo della sapologia e fondamentalmente si definisce un’artista (forte dei suoi successi discografici) e la sapologia può essere intesa sia come fantasia ed estro sia come arte di sapere abbinare bene i colori. Siamo stati inoltre molto stupiti da vedere successivamente arrivare un fotografo italiano che stava seguendo il tour del re per realizzare un suo progetto personale sulla sapologia e il mondo dei sapologi.
Sembrerebbe finito tutto quì, ma la parte ancora più divertente deve ancora arrivare perchè non appena siam tornati in ufficio abbiamo fatto vedere una foto sua ai nostri colleghi congolesi e sono già rimasti stupiti credendo fosse una foto scaricata da internet,ma successivamente appena abbiamo fatto vedere le foto con me e Paolo erano quasi commossi, credevano fosse un fotomontaggio ed è stato difficile far comprendere loro che lo avevamo conosciuto veramente, subito si è sparsa la voce che avevamo la foto di Djo Ballard e mai avevo visto alcuni correre così…cose da pazzi…è considerato un mito, molti avevano il suo poster nella stanza da piccoli e la leggenda narra addirittura che lui abbia un paio di scarpe così costose da essere tenute in banca. E’ difficile riuscire a trovare un paragone italiano di popolarità, forse mi viene da pensare Pavarotti o Valentino Rossi e quindi questo credo che renda l’idea del VIP che abbiamo potuto conoscere e di cui siamo sinceramente onorati per essere stati invitati personalmente e in modo privato a poter stare con lui :-). Le puntate sulla sapologia credo non finiscano quà anche perchè abbiamo anche ricevuto un invito per andare a una loro festa riservata e dimenticavo….naturalmente gli abiti di Djo Ballard erano con la targhetta della sua casa di moda…..è anche stilista.. alla prossima riprenderò con i petits..ho ancora qualche video da far vedere..
- Djo, io e Gondissa
- Djo Ballard e Gondissa
- Djo con tutto l'atelier di Gondissa
- Emozionato
- Djo Ballard, Paolo e Gondissa
Ecco il video della danza tribale con cui siamo stati accolti al villaggio di Sitounkola…(per gentile concessione di Paolo, tutti i diritti sono riservati
)…rimanete collegati nei prossimi giorni cercherò di pubblicare gli altri !!!
Da dove cominciare a raccontare questa nuova avventura e rendere partecipi quelli che non mi hanno già sentito parlare o che non hanno visto le foto ? Proverò a fare una cronistoria anche se sicuramente sarà difficile e non aspetterò di poter montare il filmino o tutte le foto altrimenti dimenticherei i piccoli particolari che hanno accompagnato la giornata di domenica. Dopo una settimana passata a racimolare informazioni sulla possibilità di trovare i pigmei nei dintorni di Pointe Noire, dopo aver trovato un intermediario e aver negoziato sugli alimenti da portare in cambio (scendendo da 400 baguette che avrebbero sfamato un villaggio a 75) alla fine siam riusciti a trovare un accordo dove in particolare erano previste fra i doni 5 bottiglie di Pastis (alcolico), tabacco, e 3 stecche di sigarette….certo che poi rimangono piccoli se tutti i vizi li hanno loro ;-)…Dopo quindi questa fase di ricerca-informazioni, incrociando le testimonianze di colleghi congolesi, di fantomatici amici di amici di amici che provenivano da quella zona e dopo aver dato una stima veritiera alle ore di viaggio ( almeno 4 secondo noi e 2 secondo la questur…ops la guida), dopo esser riuscito a trovare su google libri anche un saggio scientifico che parlava di pigmei della zona del Kouilou siamo partiti alla volta del villaggio di Sitounkola. Appuntamento fissato alle 5:30 che per le classiche dinamiche africane dove il tempo è relativo (Einstein forse ha elaborato quì i suoi studi) siamo partiti dopo circa un’ora. La strada era più o meno lo stesso e ormai siamo svezzati alle ore di fuoristrada e alle buche che armoniosamente riescono ad evitare il rischio di qualsiasi minimo assopimento, l’unico diversivo è stato subito dopo l’uscita dalla città, nell’unico rettilineo del Congo meridionale, dove la lancetta del tachimetro riesce a sfiorare il numero 100: un arguto cittadino aveva deciso di trovare felicemente riposo nientepocodimenoche….al centro della carreggiata…come un stuntman che riesce ad essere indifferente alle macchine che gli passano a pochi centimetri…Tralasciando le sollecitazioni stradali a cui siamo stati sottoposti e aver caricato con noi la guida che, salito sul pick-up con un piumino nonostante la temperatura equatoriale ci faceva sudare solo a guardarlo, nel frattempo arrivavano notizie da parte del nostro intermediario il quale riferiva che la tribù dei pigmei che volevamo andare a trovare aveva paura di noi e non si sapeva come sarebbe finita. Arrivati finalmente al villaggio ho assistito alla prima vera danza tipica africana a mò di rituale propiziatorio che di solito è possibile vedere su quark..un locale con una maschera inquietante e con un costume in paglia ballava sopra dei trampoli al ritmo di percussioni arrangiate da altri. Dopo esserci presentati al capovillaggio, il quale ci ha spiegato che i pigmei avevano paura di vedere i mundelé (uomo bianco) è cominciata la trattativa diplomatica per riuscire a salvare il salvabile. PREMESSA: la situazione dei pigmei in Congo non è che sia il massimo…hanno sempre vissuto in piena foresta al riparo da sguardi indiscreti e soprattutto al riparo da tutti gli altri congolesi per non essere oggetto di scherno, dato che non venivano riconosciuti i loro diritti…per dirla in parole povere a causa del loro aspetto fisico e del loro carattere introverso sono stati sempre considerati un po’ come degli schiavi o addirittura degli animali (alcuni vennero ospitati dallo zoo di New York tempo fa e anche se di giorno potevano circolare liberamente la sera erano costretti a dormire in gabbia), nel 1975 però una legge del Presidente della Repubblica ha sancito che dovevano integrarsi con gli altri e lasciare i loro accampamenti nella foresta, ma credo che in fondo sia stato come darli in pasto ai leoni. Per questi motivi la cosa più importante era quella di non vivere l’escursione come la ricerca di fenomeni da baraccone, ma come visita di una cultura bistrattata e ancora più particolare all’interno del contesto africano. Meglio andare e presentarsi con rispetto e spiegare le nostre intenzioni e soprattutto non obbligarli o costringerli a presentarsi ad un appuntamento che magari non avrebbero voluto avere assolutamente. Dopo aver fatto questa premessa e aver spiegato il tutto al capovillaggio chiediamo un incontro con il capo dei pigmei (se per lui andava bene ok, altrimenti non era nostra intenzione, nonostante la strada, approfittare della loro situazione per imporre il volere dell’uomo bianco). Trovando d’accordo il capovillaggio strappo da Cantafio la pizza che aveva gelosamente custodita per portarla in dono nel caso in cui ci fosse stata concessa l’udienza e lasciati gli altri all’accampamento base parto con Lello, l’autista, la guida, il capovillaggio e qualche suo braccio destro inoltrandoci sempre di più verso la giungla. Non abbiam capito effettivamente cosa avveniva e di cosa veniva discusso lungo le varie fermate, ma so solamente che all’improvviso abbiamo preso un sentiero in cui la giungla era ancora più giungla e all’improvviso sbucare dal nulla circa 5 petits (come vengono chiamati dai congolesi) fra cui una curiosissima anziana che teneva una sigaretta accesa in bocca (la teneva accesa nel vero senso della parola e cioè la parte che brucia dentro e il filtro di fuori) che armeggiava tra arbusti e fasci di legna!!!. Dopo non aver incontrato nessun capo dei pigmei, perchè in verità girava voce si trovasse all’accampamento base e aver visto salire e scendere dal nostro pick-up una miriade di persona senza riuscire a capire il perchè, siamo ritornati dagli altri e a quanto ho capito in verità eravamo stati noi stessi a portare i pigmei e vedere il loro “ballo” insieme al tizio stregone che ci aveva accolto all’inizio. Cercando di riassumere le fasi successive il capo villaggio ha radunato il resto del villaggio facendo un discorso in congolese incomprensibile (che avrebbe dovuto tradurre ma poi non l’ha fatto)…noi credevamo stesse spiegando le modalità di cottura dell’uomo bianco o qualche ricetta a base di mundelé
successivamente forte delle presentazioni a cui avevo assisito in Costa d’Avorio durante la mia prima Africa è toccato anche a me dare la bonne nouvelle, spiegare il perchè ci trovassimo là e ringraziare tutto il villaggio per l’accoglienza ricevuta (avrei voluto parlare in congolese, ma ho provato con il mio psuedo siculo-francese e credo che in fondo per non essere stati mangiati alla fine sia riuscito ad esprimermi)…particolare indubbiamente la sensazione di dover essere il portavoce dell’uomo bianco in quel contesto (noi fra l’altro riprendevamo con la telecamera e un indigeno riprendeva noi con il cellulare ahah)…ma ancora più particolare è stato quando un pigmeo ci ha fatto vedere come si arrotola una foglia di tabacco e dopo aver dato un abile colpo di lingua (da far invidia ad un camaleonte o ad un formichiere) per chiudere la sigaretta, mi ha offerto di provare anche io…naturalmente sarebbe stato irrispettoso rifiutare quel calumet della pace e quindi nonostante le risate di tutti i miei carissimi compagni di viaggio non mi sono tirato indietro…e a dire il vero ridevano anche quelli del villaggio…onori e oneri
Abbiamo lasciato i nostri doni al capovillaggio con la speranza che avrebbe fatto un’equa distribuzione e siamo tornati lentamente dato che avevamo la crisi di astinenza da buche..dimenticavo….sapete alla fine chi era il capo dei pigmei ? Noi credevamo fosse naturalmente un pigmeo, ma in realtà era il loro proprietario…ebbene si abbiamo capito solo alla fine che il capo dei pigmei non era nient’altro che il figlio del proprietario del villaggio e quì si spiega anche perchè durante la conversazione del capo villaggio si era alzato questo signore gridando in maniera pacifica e facendoci vedere quanto fossero in salute grazie a lui che li trattava bene e li rispettava….no comment…
P.s. il viaggio di ritorno con altri 3 episodi particolari lo racconterò un’altra volta dato che già ho scritto parecchio e qualche foto cercherò di metterla quanto prima
Alla prossima…ops dimenticavo che lungo la strada ci siamo fermati all’improvviso vicino delle capanne da dove sono sbucati fuori tantissimi bambini dai 3 ai 18 anni e che cominciavano a chiamare Papà la nostra guida…erano DAVVERO figli suoi…ne aveva ben 14 anche se da due moglie diverse…only in Congo
By Kouam
- Foto di gruppo
Prendo spunto per questo post da un piccolo episodio, infatti l’altro pomeriggio sono uscito per qualche compera su commissione (dei quadri di Gondissa tanto per cambiare
), ma arrivando all’atelier non ho trovato nessuno se non il pittore più vecchio..dove erano finiti tutti gli altri ? Era morto un’artista sapologo e quindi tutti si erano recati al funerale/festa alla cité. Quindi effettivamente la sapologia esiste, ma prima di dire qualcosa in proposito forse sarebbe meglio specificare di cosa si tratta.
La SAPE secondo wikipedia sta per Société des Ambianceurs et des Personnes élégantes ed è un modo di vestire nato dopo l’indipendenza del Congo i cui sostenitori vengono chiamati sapeurs. Il principio che sta dietro tutto è portare dei vestiti “eleganti”, ma quì magari cominciano a nascere le curiosità perchè in particolare per noi italiani (dove regna l’alta moda) il concetto di eleganza è visto “un pochino” in maniera differente. Chiedendo un po’ in giro fondamentalmente esistono i sapeurs emigrati in Europa che effettivamente sembrano europei a tutti gli effetti, hanno anche la loro preghiera e i loro comandamenti. Quelli invece rimasti in patria diciamo che hanno travisato un po’ le regole e per loro il comandamento principale è quello di vestirsi con l’abbinamento più stravagante, colorato e disabbinato possibile (pantaloni verdi, camicia gialla, giacca blu e papillon rosso a punti bianchi). Non mi esprimo più perchè magari noi non siamo assolutamente abituati a vedere certe cose ed è difficile anche poter rimanere impassibili (vedi Paolo), pubblico solo un’immagine per rendere l’idea ( le altre le posso passare solo in privato) e alla prossima
Tranquilli leggendo il titolo…non ho nessuna figlia…è il titolo di un libro di Tahar Ben Jelloun da cui è tratta una mail che ho ricevuto da una carissima compagna di avventure e che usiamo come spunto di riflessione in determinati eventi. Non so cosa sia successo al momento in Italia (o a lei) per inviarla, ma credo leggendo le sue parole, che un motivo ci sarà e solo lei può avere a cuore determinate situazioni e sfogarsi così…giusto Firmina
?
Dimmi babbo cos’è il razzismo?
(….)Tra le cose che ci sono al mondo , il razzismo è la meglio distribuita .
E’ un comportamento piuttosto diffuso comune a tutte le società, tanto da diventare ahimè banale!
Esso consiste nel manifestare diffidenza e poi disprezzo per le persone che hanno caratteristiche fisiche e cultrurali diverse dalle nostre.
Ma intanto la natura spontanea dei bambini non è razzista .
Un bambino non nasce razzista E se i suoi genitori e suoi familiari non gli hanno messo in testa delle idee razziste non c’è ragione che lo diventi .
Babbo credi che io possa diventare razzista ?
Diventarlo è possibile tutto dipende dall’educazione che avrai ricevuto .
Tanto vale saperlo e impedirsi di esserlo, ovvero sia, tanto vale l’idea di non essere anche noi capaci un giorno, di avere sentimenti e comportamenti di rigetto nei confronti di qualcuno che non ci ha fatto niente ma è differente da noi(….)
Esistono molti gruppi umani che si differenziano per il colore della pelle, per i peli e per i capelli per i lineamenti della faccia e anche per la cultura .
Quando si mescolano tra loro allora nascono dei bambini che sono detti” meticci “
In generale i meticci sono belli (….)..È la mescolanza che genera la bellezza .
Ed è anche un modo efficace per dare scacco al razzismo(…)
Ora che sembra rientrato il rischio di pandemia da febbre suina ecco come abbiamo deciso di fronteggiare tale rischio in Congo. Bando alla carne di maiale e alimentazione alternativa e sicura. Le nuove pietanze da noi gustate per evitare qualsiasi contaminazione consiste in grigliata mista di:
* Antilope: bistecche saporitissime
* Coccodrillo: questo in fondo non è una novità
* Boa: una delle carni più buoni che finora abbia assaggiato
* Cibissis: nome scientifico Thryonomys swinderianus detto anche aulacode. E’ un semplice ratto africano frequentemente allevato in batteria e che viene considerato importante in molti paesi africani per i valori nutritivi e come risorsa alimentare. Quello che però abbiamo mangiato noi era stato cacciato nella foresta (ne è la prova i pallini di piombo che ho trovato nella coscia)..una sorta di coniglio nostrano…aveva ragione chi diceva che ho preso la patente congolese per investirne qualcuno con la macchina ![]()
*Tartaruga: ebbene si…sono stato combattuto se mangiarla oppure no..ma alla fine poichè so resistere a tutto fuorchè alle tentazioni come diceva Oscar Wilde l’ho assaggiata non pensanso alle 2 che ho casa da anni e morale della favola….”mamma tieni d’occhio papà e Federico perchè temo per l’incolumità di Stanislao e Vladimira” la carne di tartaruga è veramente ottima!!! Mandetemi ogni tanto una prova video/fotografica con una copia della Sicilia per accertarmi della loro incolumità ![]()
- antilope
- coccodrillo
- boa
- cibissis
- cibissis piccolino
- tartaruga
Dopo aver passato un 25 aprile in sordina (quì d’altronde non si festeggia)cosa poter fare il 1° maggio a Pointe-Noire ? La battuta ricorrente era di andare con il pulman al concerto de Place du Peuple a Brazzaville, ma naturalmente Brazza non è Roma e quindi nessun concerto era in programma. In Italia era dedicato alle morti bianche, ma nel continente nero sarebbe suonato un po’ strano (battutaccia lo so
).Quindi quindi quindi, poichè nessuno aveva una campagna a disposizione dove magari poter fare un barbecue di elefante la mia scelta è ricaduta sulla sfilata pontenegrina dei lavoratori.
Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è e alla fine dopo aver raccolto un po’ di notizie su orari, modalità e luogo sono partito anche se da solo. Non avrei mai creduto ci potesse essere così tanta gente, ognuno con la sua uniforme (o divisa o tenuta non so come è meglio chiamarla) colorata e rappresentativa della loro categoria professionale. Credo ci fossero qualche migliaio di persone, io ho visto il defilé (si chiama proprio così) per circa un’ora e mezza sotto il sole a picco e solo verso la fine ho ceduto. All’inizio mi sono infilato tra la folla e sono più che sicuro che non sono passato inosservato perchè se avrò visto 2 o 3 bianchi pazzi come me sarà stato tanto…mi son sentito come un chicco di riso fra tanti chicchi di caffè. Urtare e districarsi in mezzo alla confusione come se fossi al concerto del primo maggio e nel frattempo cercare di poter osservare tutto, di poter notare tutto quello che ai miei occhi può sembrare particolare, ma che quì passa per normale. Bambini piccolissimi (avranno avuto 6 anni è tanto) che pur di poter raccogliere qualche spicciolo vendevano noccioline, bustine d’acqua, lustravano scarpe o addirittura uno che ha avuto l’idea imprenditoriale (e sicuramente ha l’esclusiva a Pointe-Noire) di girare con una bilancia in mano e far pesare per qualche CFA i partecipanti alla manifestazione..(naturalmente io ho evitato
). Ho avuto modo di poter vedere durante la parata (chiamarla defilé mi suona strano anche se indubbiamente a parte qualche “sapologo” c’erano abiti bellissimi e coloratissimi) gli artigiani che esponevano le loro statue in legno, i pasticcieri con mega-croissant, una compagnia di pulizie con secchi e “mocho vileda”, altri che avevano sopra i vestiti sacchetti di plastica (la loro ditta produce questi),falegnami con i sacchetti di chiodi, operai con dei cavi sottobraccio e dulcis in fundo infermiere con zoccoli e flebo
!!! Un siparietto carino è stato fatto da alcuni venditori ambulanti di noccioline che si sono messi subito dopo i pasticceri con la loro classica scatola di merce sulla testa, scatenando l’ilarità generale (d’altronde anche se non sono in regola o iscritti a qualche sindacato anche loro lavorano) e ottenendo anche il benestare delle guardie di sicurezza che magari rimproveravano chi non era in perfetta fila o se lo striscione che tenevano non era centrato con la riga in mezzo alla strada..I congolesi che lavorano vanno molto fieri della loro professione e un partecipante vedendomi con la macchina fotografica mi ha gridato “Mundelè photo ?” per voler essere immortalato (sempre per il concetto che non passavo di sicuro inosservato), ma lui è stato rimproverato dalla sicurezza: bisogna mantenere rigorosamente l’ordine..il lavoro è sacro e va onorato..















