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Giu 29
Musica del Congo
icon1 kouam | icon2 musica | icon4 29 Giugno 2009| icon3Nessun commento »

Stavolta cercherò di essere breve anche perchè magari più che da dire ci sarebbe da ascoltare. L’occasione ? Il festival di Ndji Ndji a Pointe Noire dove siamo stati invitati da Eusebio (figlio di un noto pittore di Pointe Noire ;-)….certo che sono proprio una famiglia di artisti). Musica davvero carina e trascinante in quel contesto anche se magari la piattezza del video non rende l’idea. Fra le curiosità (oltre al cantante ultramuscoloso, con la faccia da bruto che però suonava con due bacchettine lo….xilofono!!!)quella in cui una canzone si intitolava “politichiens” un gioco di parole tra politiciens (politici) e chiens(cani)…appena l’ho capita mi son detto che un po’ di francese lo sto almeno imparando. Ho promesso a Eusebio di pubblicare i video su Youtube per dare un po’ di risalto e visibilità e non potete immaginare i suoi ringraziamenti..ecco a voi Prince Mpoutou e i suoi fratelli Buon ascolto ;-)

La paix en question

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Politichiens

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Mboka Mboka

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Instrumental

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Giu 26
Miracolato
icon1 kouam | icon2 Curiosità, Foto | icon4 26 Giugno 2009| icon3Nessun commento »

Foto no-comment per gentile concessione :-)…e credo che non bisogna aggiungere più niente, il titolo spiega tutto !!!

Giu 22

Credo che in qualsiasi luogo si vada la visita al mercato locale sia la tappa d’obbligo per osservare la gente, i loro usi e costumi tipici e anche i prodotti venduti e la stessa regola non vale solo per mercati sudamericani,africani o arabi ma anche per quelli nostrani (basta pensare ad esempio alle differenze tra la Vucciria di Palermo e ” ‘A Fera o luni”o la pescheria di Catania). Paese che vai mercato che trovi. Ricordo che in uno dei miei primi giri alla citè ero un po’ titubante nell’addentrarmi all’interno, ma subito dopo mi è ricapitata l’occasione e grazie al fatto di essere accompagnato da un locale ho fatto un giro nella parte più disordinata, caotica e colorata di Pointe Noire. A parte il fatto che il giro è stato un vero e proprio percorso ad ostacoli (cercando di evitare i taxi che corrono il più veloce impossibile e che cercano di infilarsi dovunque per poter passare subito alla prossima corsa), attraversavo strade e bancarelle stando attento a non calpestare piedi di persone, materiali non meglio identificati o bambini, cercando di non perdere l’orientamento e al tempo stesso di poter osservare ogni minimo particolare…in fondo sono stato bravo a destreggiarmi, se non per delle macchie che ho potuto notare sulla maglietta subito dopo aver finito il tour, la causa: un venditore facendo strani travasi di olio di palma da un bidone a una bottiglia ne ha fatto uscire un po’ troppo fuori e qualsiasi sostanza essa sia so solo che nonostante i ripetuti lavaggi ad altissima temperatura ancora le macchie non se ne sono andate del tutto. Dopo questa fase “più o meno” standard ancora il bello doveva venire infatti mi sono ritrovato in una zona grande quanto auchan ma piena solo ed esclusivamente di bancarelle una accanto all’altra, una sopra l’altra, una sovrapposta all’altra..un caos infernale dove per poter riuscire a dare un’idea credo che basti dire che non entrava all’interno un minimo raggio di sole. Tutto era coperto con passaggi strettissimi e cercavamo di districarci tra vari capi di abbigliamento e stoffe di tutte le fatture. Ma come se non bastasse all’improvviso subito dopo il reparto abbigliamento eccomi ritrovato al reparto “alimentari”…MAMMA MIA !!!! Tutte le specie che finora mi ero ritrovato a mangiare erano in quel momento lì pronte per la vendita, con o senza pelle, o anche solo la pelle, intere o a metà….una vera e propria mattanza, ma per fortuna subito dopo il settore alimentare si passava al reparto drogherie e spezie. In Congo si crede tanto ancora alla magia, ai feticci, ai riti ed ecco così sulle varie bancarelle la merce più disparata per poter eseguire sortilegi a volontà. Zampe o teste di gallina, gusci di tartaruga, pezzi di non so cosa, pelli di serpenti e anche piccole lucertole e camaleonti già essiccati e pronti per l’uso. Che ridere quando chiedevamo informazioni ai venditori sull’utilizzo di quelle cose, per loro era perfettamente normale…ops dimenticavo al reparto alimentari ho visto una cesta di “esserini” (va beh esserini si fa per dire perchè erano grandi quanto un pollice) gialli e in movimento. Li avevo già visti in Madagascar in un posto sperduto e se non mi sbaglio si chiamano vermi di palma…ho mangiato di tutto ma vederli vivi mi fa un po’ ribrezzo, ho chiesto timidamente cosa facevano con quelli e la risposta è stata banale “si mangiano ovviamente”…toh che sbadato che sono non ci avevo fatto completamente caso :-) !!!. Usciti da questa zona nevralgica posso dire che spero di poterci ritornare quanto prima per passare un’intera giornata là e fare un vero reportage fotografico…ogni mercato è tipico ma questo a detta di Mr.Lello che ne avrà visti più di me ha detto che è davvero unico. Ultimo episodio degno di nota dopo essere usciti dalla bolgia: a un certo punto in uno dei pochi punti all’ombra si trovava una fila interminabile di persone sedute nell’unico metro ombreggiato una accanto a un’altra, una accanto a un’altra e così via (credo almeno un 60)….tutte ragazze che a loro volta avevano di fronte a se o dei ragazzi o delle ragazze inchinate come il principe azzurro che vuol provare la scarpetta a cenerentola….cosa stavano facendo ? Non era nient altro che un “centro estetico” all’aperto per manicure, pedicure e applicazione unghie finte di tutti i colori possibili e immaginabili. Peccato che io non ne faccia uso, ma sono sicurissimo che qualche ragazza occidentale sicuramente non avrebbe esitato a sottoporsi a questo esperimento..dimenticavo ho comprato anche io una piccola chicca afro-cinese-occidentale ma magari la pubblicherò in un post a parte..alla prossima

Giu 16
Uno strano post
icon1 kouam | icon2 Pensieri | icon4 16 Giugno 2009| icon312 Commenti »

Ultimamente mi ritrovo a fare una riflessione: durante la vita i pensieri possono maturare un po’ come Picasso che andava dal periodo blu a quello rosa (credo fosse questo il colore), come Leopardi che passava dalla concezione di natura benigna a quella matrigna o come in fondo, osservando la vetta di un monte, sebbene sia sempre la stesso per uno scalatore il punto di arrivo, la visuale può cambiare in base all’osservazione fatta dal lato est, nord, sud ecc…ma la meta finale è la stessa, il sogno di arrivare fin lassù non cambia anche se cambiano i percorsi e gli ostacoli da dover superare, anche se non capisci più lo sherpa che ti ha sempre accompagnato o anche se lo zaino è pesante…Dopo questa breve divagazione cerco di venire al dunque in quanto ho sempre vissuto la mia esperienza in Africa con gli occhi di un bambino, alla continua ricerca e con il desiderio sempre di potermi stupire…questa filosofia mi ha accompagnato in tutti questi mesi e mi ha permesso di continuare a VIVERE e a non fossilizzarmi…il tutto però fino all’altro giorno, quando un episodio che avrei voluto raccontare sul blog mi ha cambiato. L’occasione è stata data da un invito a cena a casa Gondissa, un’occasione sicuramente unica nel suo genere e altrettanto particolare, ho sentito molti dire chissà come sono le case degli africani o come vivono lì dentro e questa curiosità aveva contaggiato tantissimo anche me. Pensavo prima della cena che avrei potuto scrivere un’altra fra le cose particolari che mi ero ritrovato a vivere in Congo, ma con tutto il rispetto dopo essere tornato da casa sua non credo più che sia il caso dare alla mercé di tutti il resoconto della serata. Magari qualcuno penserà “ma come non scrivi niente?”, “ma come era casa sua?”, “ma cosa hai fatto?”,”come hai mangiato?”.Ma se per un attimo dovessi pensare di invitare a casa mia una qualsiasi persona e sapere che poi il resoconto della serata o la descrizione di casa mia andrà su internet mi lascerebbe una sensazione un po’ strana..Non mi è venuta voglia di fare nessuna foto, se non una come ricordo per loro, credo di essere entrato nella loro intimità e appunto per non violare l’accoglienza ricevuta e come segno di rispetto mi viene solo da dire che la gentilezza e l’ospitalità sono concetti universalmente riconosciuti e al più affido a questo blog i miei più sentiti ringraziamente per avermi messo a mio agio, per avermi fatto assaggiare un pesce squisitissimo avvolto in foglie di banano, per essere stati gentili con una persona con cui in fin dei conti non hanno niente da guadagnare, per aver dato il loro tutto, per avere condiviso la loro birra e il nostro vino e per essere stati così gentili fino alla fine da rifiutare anche i soldi del taxi (dato che Gondissa ci ha accompagnato fino in città al ritorno per non farci perdere).Una sensazione così familiare davvero strana e davvero lodevole che racconterò un giorno solo a chi mi conosce per bene e che quindi potrà capire effettivamente questo strano post e questo strano pensiero che ho voluto scrivere. Non serve immortalare con una macchina fotografica o con delle parole sul blog ciò che si vive, certi ricordi sono sicuro che mi accompagneranno sempre.

Giu 15

Una volta da piccoli si faceva questo indovinello, ecco invece in Congo quante persone riescono a salire su una moto e su una macchina.

Tra parentesi le persone caricate sul taxi sono costrette a fare una corsa che dura quasi 4 ore sotto il sole tra buche e strade sterrate, per andare dal villaggio alla città e viceversa…il viaggio della speranza !!!

Giu 13

…e fu così che partimmo in direzione Stadio Comunale di Pointe Noire dove si sarebbe svolta la competizione riuscendo a entrare ben 7 persone in macchina come se nulla fosse, seguiti a ruota da altri 2 su uno scooter e altri con dei taxi. L’unico intoppo è stato il solito vigile che vedendo un bianco alla guida ha fiutato l’idea di una possibile multa, ma finalmente stavolta nonostante fossimo stati fermati, siamo stati lasciati liberi senza nessuna paranoia e senza mollare un CFA, il tutto grazie a uno del nostro gruppo che subito ha speso una buona parola per noi ahah…cose mai avvenute in Congo !!!! Arrivati al campo sportivo una folla di persone attorniavano un palco dove sfilavano man mano i vari sapologi che venivano annunciati…a parte il fatto che non so come (per la serie che in Africa nel loro ritardo sono puntuali) i nostri amici sono arrivati proprio prima di essere chiamati a sfilare, ma l’altra cosa che mi ha fatto notare successivamente il buon Carlo è che nonostante noi cercassimo di prendere un po’ le distanze per non dare nell’occhio nel farci vedere insieme al gruppettino di persone loro, invece tenevano a farsi vedere noi…come se fossimo stati degli sponsor in fondo per loro sarebbe stato una notevole pubblicità essere insieme a dei Mundelé e se noi di nascosto provavamo a rallentare o a fermare il passo loro facevano esattamente la stessa cosa per non perderci, noi accelerevamo e loro anche :-). Così capimmo che per loro era un vanto avere dei fotografi bianchi e non me lo feci dire 2 volte per buttarmi al centro del campo sportivo attorniato da un migliaio di persone per fare un po’ di foto…una sensazione simile a Massimo il Gladiatore e il solito chicco di riso in mezzo al caffè…a dire la verità uno della sicurezza era venuto a fermarmi, ma fingendo di non comprendere il francese ho detto di andare a parlare con lo stesso che ci aveva difesi davanti al vigile e anche stavolta no problem !!!! Cosa dire delle varie presentazioni ? Il loro soprannome era ovviamente occidentale, si andava da chi si faceva chiamare Martin Luther King a Sarkozy, passando da Kamasutra fino ad Abraham Lincoln…l’occidente e in particolare la Francia erano osannati (nonostante fosse il paese colonizzatore) tanto che in molti basavano il loro stile utilizzando i 3 colori della bandiera francese. In generale il sapologo di turno veniva chiamato a sfilare sopra il palco per illustrare il proprio abbigliamento ed urlare la marca dei propri vestiti (io sono vestito con scarpe di coccodrillo, camicia Saint-Laurent, pantaloni Ferré ecc…) la cosa grottesca è che però a volte venivano dette marche di abiti decantandoli per perfetto stile italiano che noi non avevamo mai sentiti…e pensare che magari per quel vestito hanno speso mezzo stipendio…uno mi ha fatto vedere delle scarpe dicendomi essere una fra le migliori italiane sia perché più care che per la qualità (madmax o una cosa simile che francamente io non conoscevo e ho detto ah si come no !!!)…purtroppo calando la sera abbiamo preferito abbandonare il campo del match e non vedere sfilare la nostra “comitiva” e ovviamente anche in questo caso siamo stati scortati fino in macchina (farsi vedere con noi per loro era importantissimo fino alla fine, ma stavolta date le circostanze e il buio faceva più comodo a noi che a loro) e la cosa in generale curiosa è che ovviamente ancora dovevano sfilare circa una ventina di sapologi ma con i classici ritardi africani oramai era buio e ovviamente non c’era nessuna luce ad illuminare l’evento.

 Dopo qualche giorno per la cronaca tornando da Gondissa ho chiesto come era finita la competizione e con una faccia triste come se fosse un’onta mi ha detto che purtroppo uno dei suoi figli non era riuscito a passare la competizione….non lo avevo mai visto così serio !!!!

Oltre a qualche foto nel video potrete vedere anche la convinzione che hanno alcuni per il loro stile, credevamo scherzasse nel porsi in quel modo stile bomba ad orologeria pronta ad esplodere…ma non era così..anche lui era serio..Buona visione ;-)

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Giu 10
Il raduno dei sapologi 2°parte
icon1 kouam | icon2 Cultura | icon4 10 Giugno 2009| icon3Comments Off

…continua la storia precedente….

dopo esser partiti da casa Gondissa ci siamo diretti in direzione “bu non lo so”, con il maestro e i suoi due figli. Credo che un pregio dei congolesi e forse di buona parte degli africani ( e non c’è nessuna ironia in quello che scrivo) è la non precisione e programmazione…non hanno bisogno di stressarsi e pianificare il tutto fino al minimo dettaglio perchè sanno che tanto le cose al 99% possono poi cambiare perchè improvvisamente ha piovuto o la strada è impraticabile o perchè si è rotto il taxi che li stava trasporando o solo perchè è normale che le cose vadano così…ripeto sempre che noi ci stressiamo fino all’inverosimile per semplici cavolate o per un parcheggio che non c’è o perchè il locale dove volevamo andare è pieno o per 5 minuti di ritardo…quì invece ritardano tutti allo stesso modo e alla fine riescono a essere puntuali !!!! Tutto questo per dire che non sapevamo con precisione dove eravamo diretti (perchè forse non lo sapevano nemmeno loro) e nè tantomeno l’orario dato che la competizione tra i sapologi sarebbe cominciata nel pomeriggio (ma chiedere a che ore so già che sarebbe stato alquanto inutile). Dopo qualche telefonata in congolese fatta dai nostri passeggeri finalmente si è capita la direzione (beh naturalmente non è che l’abbiamo capito in congolese) e in poche parole c’era inizialmente una sorta di ricevimento privato di Djo Ballard insieme alla “comitiva” di Gondissa..Una sorta di bodyguard era all’ingresso e credo di essere entrato in un locale a cui si poteva affibiare lo slogan del Bacardi e Caracas. Lì mi è sembrato tutto curiosissimo fin dall’ingresso sia perchè tra una quindicina di persone sicuramente era difficile passare inosservati essendo solo 3 bianchi e sia perchè mi sono ritrovato a salutare Djo e qualcun altro che avevo consociuto qualche giorno addietro come se fossimo amici di vecchia data o come se fossi in occidente o come se casualmente camminando in zona Piazza Teatro Massimo a Catania incontrassi qualcuno che già conosci con relativi saluti di rito. Lì era presente anche uno che aveva bevuto chissà quante birre e faceva discorsi di lode nei confronti di Djo, lo osannava come un Dio in terra, ma il succo di tutto quel discorso era che in fondo tutti vanno fieri di lui perchè è riuscito a realizzarsi…anche la sapologia in fondo non è tanto la voglia di distinguersi, ma di far vedere esteriormente i proprio traguardi raggiunti dal punto di vista economico..solo in questo modo possono ottenere maggior rispetto nei confronti degli altri perchè Tizio indossa delle scarpe di coccodrillo di marca Caio che gli sono costate ben 600.000 FCFA e magari una persona comune dovrebbe lavorare ben 6 mesi per quel semplice paio di scarpe. Usciti dal locale (naturalmente la birra ci è stata offerta nonostante volessimo farlo noi) ci siamo diretti con l’allegra comitiva che si era venuta a formare …e siccome la storia continua ecco nel frattempo un’allegra foto di gruppo

Noi tra i sapologi

Noi tra i sapologi

Giu 7
Ma dove abiti ?
icon1 kouam | icon2 Varie | icon4 7 Giugno 2009| icon3Nessun commento »

Questa è una delle domande più frequenti che mi vengono rivolte (oltre naturalmente al parere estetico sulle congolesi ;-) ), difficile magari spiegare che mi ritrovo in una guest house della società a chi non hai mai sentito dire questa parola. Detto questo non mi rimane che far vedere le foto della casa e della mia stanza (beh qualcuno la conosce già anche se è cambiata). Della prima manca in verità il biliardo che fa sembrare il salotto di tutto rispetto, della seconda diciamo che sono riuscito a trovare un microattimo in cui non c’era niente in giro e che sembra più o meno decente, ma naturalmente già subito dopo la foto era nuovamente tutto a soqquadro….che bello finalmente per la prima volta ho usato questa parola che tutte le maestre ripetono perchè è l’unica con due q…beh ho dovuto aspettare 20 anni e di venire in Congo per usarla ahah

Giu 4

Credo proprio sia il periodo degli avvistamenti…dopo il boa dell’altro giorno ecco sgattaiolare vicino gli uffici un mamba nero, purtroppo le immagini sono un po’ cruente perchè è stato subito preso a bastonate e in modo molto rassicurante ci è stato detto: “lo abbiamo fatto perchè se ti morde non riesci ad arrivare lì” (indicando una distanza di 5-7 metri) …..ecco perchè lo chiamano il serpente dai 7 passi !!!

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Giu 2

Se un gatto sgattaiola un boa che fa :-) ?

P.s. per gentile concessione du Chef de Chantier che fortunatamente non ha fatto il filmino ahah