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Paese che vai mercato che trovi….

Credo che in qualsiasi luogo si vada la visita al mercato locale sia la tappa d’obbligo per osservare la gente, i loro usi e costumi tipici e anche i prodotti venduti e la stessa regola non vale solo per mercati sudamericani,africani o arabi ma anche per quelli nostrani (basta pensare ad esempio alle differenze tra la Vucciria di Palermo e ” ‘A Fera o luni”o la pescheria di Catania). Paese che vai mercato che trovi. Ricordo che in uno dei miei primi giri alla citè ero un po’ titubante nell’addentrarmi all’interno, ma subito dopo mi è ricapitata l’occasione e grazie al fatto di essere accompagnato da un locale ho fatto un giro nella parte più disordinata, caotica e colorata di Pointe Noire. A parte il fatto che il giro è stato un vero e proprio percorso ad ostacoli (cercando di evitare i taxi che corrono il più veloce impossibile e che cercano di infilarsi dovunque per poter passare subito alla prossima corsa), attraversavo strade e bancarelle stando attento a non calpestare piedi di persone, materiali non meglio identificati o bambini, cercando di non perdere l’orientamento e al tempo stesso di poter osservare ogni minimo particolare…in fondo sono stato bravo a destreggiarmi, se non per delle macchie che ho potuto notare sulla maglietta subito dopo aver finito il tour, la causa: un venditore facendo strani travasi di olio di palma da un bidone a una bottiglia ne ha fatto uscire un po’ troppo fuori e qualsiasi sostanza essa sia so solo che nonostante i ripetuti lavaggi ad altissima temperatura ancora le macchie non se ne sono andate del tutto. Dopo questa fase “più o meno” standard ancora il bello doveva venire infatti mi sono ritrovato in una zona grande quanto auchan ma piena solo ed esclusivamente di bancarelle una accanto all’altra, una sopra l’altra, una sovrapposta all’altra..un caos infernale dove per poter riuscire a dare un’idea credo che basti dire che non entrava all’interno un minimo raggio di sole. Tutto era coperto con passaggi strettissimi e cercavamo di districarci tra vari capi di abbigliamento e stoffe di tutte le fatture. Ma come se non bastasse all’improvviso subito dopo il reparto abbigliamento eccomi ritrovato al reparto “alimentari”…MAMMA MIA !!!! Tutte le specie che finora mi ero ritrovato a mangiare erano in quel momento lì pronte per la vendita, con o senza pelle, o anche solo la pelle, intere o a metà….una vera e propria mattanza, ma per fortuna subito dopo il settore alimentare si passava al reparto drogherie e spezie. In Congo si crede tanto ancora alla magia, ai feticci, ai riti ed ecco così sulle varie bancarelle la merce più disparata per poter eseguire sortilegi a volontà. Zampe o teste di gallina, gusci di tartaruga, pezzi di non so cosa, pelli di serpenti e anche piccole lucertole e camaleonti già essiccati e pronti per l’uso. Che ridere quando chiedevamo informazioni ai venditori sull’utilizzo di quelle cose, per loro era perfettamente normale…ops dimenticavo al reparto alimentari ho visto una cesta di “esserini” (va beh esserini si fa per dire perchè erano grandi quanto un pollice) gialli e in movimento. Li avevo già visti in Madagascar in un posto sperduto e se non mi sbaglio si chiamano vermi di palma…ho mangiato di tutto ma vederli vivi mi fa un po’ ribrezzo, ho chiesto timidamente cosa facevano con quelli e la risposta è stata banale “si mangiano ovviamente”…toh che sbadato che sono non ci avevo fatto completamente caso :-) !!!. Usciti da questa zona nevralgica posso dire che spero di poterci ritornare quanto prima per passare un’intera giornata là e fare un vero reportage fotografico…ogni mercato è tipico ma questo a detta di Mr.Lello che ne avrà visti più di me ha detto che è davvero unico. Ultimo episodio degno di nota dopo essere usciti dalla bolgia: a un certo punto in uno dei pochi punti all’ombra si trovava una fila interminabile di persone sedute nell’unico metro ombreggiato una accanto a un’altra, una accanto a un’altra e così via (credo almeno un 60)….tutte ragazze che a loro volta avevano di fronte a se o dei ragazzi o delle ragazze inchinate come il principe azzurro che vuol provare la scarpetta a cenerentola….cosa stavano facendo ? Non era nient altro che un “centro estetico” all’aperto per manicure, pedicure e applicazione unghie finte di tutti i colori possibili e immaginabili. Peccato che io non ne faccia uso, ma sono sicurissimo che qualche ragazza occidentale sicuramente non avrebbe esitato a sottoporsi a questo esperimento..dimenticavo ho comprato anche io una piccola chicca afro-cinese-occidentale ma magari la pubblicherò in un post a parte..alla prossima

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