Tranquilli leggendo il titolo…non ho nessuna figlia…è il titolo di un libro di Tahar Ben Jelloun da cui è tratta una mail che ho ricevuto da una carissima compagna di avventure e che usiamo come spunto di riflessione in determinati eventi. Non so cosa sia successo al momento in Italia (o a lei) per inviarla, ma credo leggendo le sue parole, che un motivo ci sarà e solo lei può avere a cuore determinate situazioni e sfogarsi così…giusto Firmina
?
Dimmi babbo cos’è il razzismo?
(….)Tra le cose che ci sono al mondo , il razzismo è la meglio distribuita .
E’ un comportamento piuttosto diffuso comune a tutte le società, tanto da diventare ahimè banale!
Esso consiste nel manifestare diffidenza e poi disprezzo per le persone che hanno caratteristiche fisiche e cultrurali diverse dalle nostre.
Ma intanto la natura spontanea dei bambini non è razzista .
Un bambino non nasce razzista E se i suoi genitori e suoi familiari non gli hanno messo in testa delle idee razziste non c’è ragione che lo diventi .
Babbo credi che io possa diventare razzista ?
Diventarlo è possibile tutto dipende dall’educazione che avrai ricevuto .
Tanto vale saperlo e impedirsi di esserlo, ovvero sia, tanto vale l’idea di non essere anche noi capaci un giorno, di avere sentimenti e comportamenti di rigetto nei confronti di qualcuno che non ci ha fatto niente ma è differente da noi(….)
Esistono molti gruppi umani che si differenziano per il colore della pelle, per i peli e per i capelli per i lineamenti della faccia e anche per la cultura .
Quando si mescolano tra loro allora nascono dei bambini che sono detti” meticci “
In generale i meticci sono belli (….)..È la mescolanza che genera la bellezza .
Ed è anche un modo efficace per dare scacco al razzismo(…)
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(Neruda) M.Medeiros
