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Giu 22

Credo che in qualsiasi luogo si vada la visita al mercato locale sia la tappa d’obbligo per osservare la gente, i loro usi e costumi tipici e anche i prodotti venduti e la stessa regola non vale solo per mercati sudamericani,africani o arabi ma anche per quelli nostrani (basta pensare ad esempio alle differenze tra la Vucciria di Palermo e ” ‘A Fera o luni”o la pescheria di Catania). Paese che vai mercato che trovi. Ricordo che in uno dei miei primi giri alla citè ero un po’ titubante nell’addentrarmi all’interno, ma subito dopo mi è ricapitata l’occasione e grazie al fatto di essere accompagnato da un locale ho fatto un giro nella parte più disordinata, caotica e colorata di Pointe Noire. A parte il fatto che il giro è stato un vero e proprio percorso ad ostacoli (cercando di evitare i taxi che corrono il più veloce impossibile e che cercano di infilarsi dovunque per poter passare subito alla prossima corsa), attraversavo strade e bancarelle stando attento a non calpestare piedi di persone, materiali non meglio identificati o bambini, cercando di non perdere l’orientamento e al tempo stesso di poter osservare ogni minimo particolare…in fondo sono stato bravo a destreggiarmi, se non per delle macchie che ho potuto notare sulla maglietta subito dopo aver finito il tour, la causa: un venditore facendo strani travasi di olio di palma da un bidone a una bottiglia ne ha fatto uscire un po’ troppo fuori e qualsiasi sostanza essa sia so solo che nonostante i ripetuti lavaggi ad altissima temperatura ancora le macchie non se ne sono andate del tutto. Dopo questa fase “più o meno” standard ancora il bello doveva venire infatti mi sono ritrovato in una zona grande quanto auchan ma piena solo ed esclusivamente di bancarelle una accanto all’altra, una sopra l’altra, una sovrapposta all’altra..un caos infernale dove per poter riuscire a dare un’idea credo che basti dire che non entrava all’interno un minimo raggio di sole. Tutto era coperto con passaggi strettissimi e cercavamo di districarci tra vari capi di abbigliamento e stoffe di tutte le fatture. Ma come se non bastasse all’improvviso subito dopo il reparto abbigliamento eccomi ritrovato al reparto “alimentari”…MAMMA MIA !!!! Tutte le specie che finora mi ero ritrovato a mangiare erano in quel momento lì pronte per la vendita, con o senza pelle, o anche solo la pelle, intere o a metà….una vera e propria mattanza, ma per fortuna subito dopo il settore alimentare si passava al reparto drogherie e spezie. In Congo si crede tanto ancora alla magia, ai feticci, ai riti ed ecco così sulle varie bancarelle la merce più disparata per poter eseguire sortilegi a volontà. Zampe o teste di gallina, gusci di tartaruga, pezzi di non so cosa, pelli di serpenti e anche piccole lucertole e camaleonti già essiccati e pronti per l’uso. Che ridere quando chiedevamo informazioni ai venditori sull’utilizzo di quelle cose, per loro era perfettamente normale…ops dimenticavo al reparto alimentari ho visto una cesta di “esserini” (va beh esserini si fa per dire perchè erano grandi quanto un pollice) gialli e in movimento. Li avevo già visti in Madagascar in un posto sperduto e se non mi sbaglio si chiamano vermi di palma…ho mangiato di tutto ma vederli vivi mi fa un po’ ribrezzo, ho chiesto timidamente cosa facevano con quelli e la risposta è stata banale “si mangiano ovviamente”…toh che sbadato che sono non ci avevo fatto completamente caso :-) !!!. Usciti da questa zona nevralgica posso dire che spero di poterci ritornare quanto prima per passare un’intera giornata là e fare un vero reportage fotografico…ogni mercato è tipico ma questo a detta di Mr.Lello che ne avrà visti più di me ha detto che è davvero unico. Ultimo episodio degno di nota dopo essere usciti dalla bolgia: a un certo punto in uno dei pochi punti all’ombra si trovava una fila interminabile di persone sedute nell’unico metro ombreggiato una accanto a un’altra, una accanto a un’altra e così via (credo almeno un 60)….tutte ragazze che a loro volta avevano di fronte a se o dei ragazzi o delle ragazze inchinate come il principe azzurro che vuol provare la scarpetta a cenerentola….cosa stavano facendo ? Non era nient altro che un “centro estetico” all’aperto per manicure, pedicure e applicazione unghie finte di tutti i colori possibili e immaginabili. Peccato che io non ne faccia uso, ma sono sicurissimo che qualche ragazza occidentale sicuramente non avrebbe esitato a sottoporsi a questo esperimento..dimenticavo ho comprato anche io una piccola chicca afro-cinese-occidentale ma magari la pubblicherò in un post a parte..alla prossima

Giu 13

…e fu così che partimmo in direzione Stadio Comunale di Pointe Noire dove si sarebbe svolta la competizione riuscendo a entrare ben 7 persone in macchina come se nulla fosse, seguiti a ruota da altri 2 su uno scooter e altri con dei taxi. L’unico intoppo è stato il solito vigile che vedendo un bianco alla guida ha fiutato l’idea di una possibile multa, ma finalmente stavolta nonostante fossimo stati fermati, siamo stati lasciati liberi senza nessuna paranoia e senza mollare un CFA, il tutto grazie a uno del nostro gruppo che subito ha speso una buona parola per noi ahah…cose mai avvenute in Congo !!!! Arrivati al campo sportivo una folla di persone attorniavano un palco dove sfilavano man mano i vari sapologi che venivano annunciati…a parte il fatto che non so come (per la serie che in Africa nel loro ritardo sono puntuali) i nostri amici sono arrivati proprio prima di essere chiamati a sfilare, ma l’altra cosa che mi ha fatto notare successivamente il buon Carlo è che nonostante noi cercassimo di prendere un po’ le distanze per non dare nell’occhio nel farci vedere insieme al gruppettino di persone loro, invece tenevano a farsi vedere noi…come se fossimo stati degli sponsor in fondo per loro sarebbe stato una notevole pubblicità essere insieme a dei Mundelé e se noi di nascosto provavamo a rallentare o a fermare il passo loro facevano esattamente la stessa cosa per non perderci, noi accelerevamo e loro anche :-). Così capimmo che per loro era un vanto avere dei fotografi bianchi e non me lo feci dire 2 volte per buttarmi al centro del campo sportivo attorniato da un migliaio di persone per fare un po’ di foto…una sensazione simile a Massimo il Gladiatore e il solito chicco di riso in mezzo al caffè…a dire la verità uno della sicurezza era venuto a fermarmi, ma fingendo di non comprendere il francese ho detto di andare a parlare con lo stesso che ci aveva difesi davanti al vigile e anche stavolta no problem !!!! Cosa dire delle varie presentazioni ? Il loro soprannome era ovviamente occidentale, si andava da chi si faceva chiamare Martin Luther King a Sarkozy, passando da Kamasutra fino ad Abraham Lincoln…l’occidente e in particolare la Francia erano osannati (nonostante fosse il paese colonizzatore) tanto che in molti basavano il loro stile utilizzando i 3 colori della bandiera francese. In generale il sapologo di turno veniva chiamato a sfilare sopra il palco per illustrare il proprio abbigliamento ed urlare la marca dei propri vestiti (io sono vestito con scarpe di coccodrillo, camicia Saint-Laurent, pantaloni Ferré ecc…) la cosa grottesca è che però a volte venivano dette marche di abiti decantandoli per perfetto stile italiano che noi non avevamo mai sentiti…e pensare che magari per quel vestito hanno speso mezzo stipendio…uno mi ha fatto vedere delle scarpe dicendomi essere una fra le migliori italiane sia perché più care che per la qualità (madmax o una cosa simile che francamente io non conoscevo e ho detto ah si come no !!!)…purtroppo calando la sera abbiamo preferito abbandonare il campo del match e non vedere sfilare la nostra “comitiva” e ovviamente anche in questo caso siamo stati scortati fino in macchina (farsi vedere con noi per loro era importantissimo fino alla fine, ma stavolta date le circostanze e il buio faceva più comodo a noi che a loro) e la cosa in generale curiosa è che ovviamente ancora dovevano sfilare circa una ventina di sapologi ma con i classici ritardi africani oramai era buio e ovviamente non c’era nessuna luce ad illuminare l’evento.

 Dopo qualche giorno per la cronaca tornando da Gondissa ho chiesto come era finita la competizione e con una faccia triste come se fosse un’onta mi ha detto che purtroppo uno dei suoi figli non era riuscito a passare la competizione….non lo avevo mai visto così serio !!!!

Oltre a qualche foto nel video potrete vedere anche la convinzione che hanno alcuni per il loro stile, credevamo scherzasse nel porsi in quel modo stile bomba ad orologeria pronta ad esplodere…ma non era così..anche lui era serio..Buona visione ;-)

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Giu 10
Il raduno dei sapologi 2°parte
icon1 kouam | icon2 Cultura | icon4 10 Giugno 2009| icon3Comments Off

…continua la storia precedente….

dopo esser partiti da casa Gondissa ci siamo diretti in direzione “bu non lo so”, con il maestro e i suoi due figli. Credo che un pregio dei congolesi e forse di buona parte degli africani ( e non c’è nessuna ironia in quello che scrivo) è la non precisione e programmazione…non hanno bisogno di stressarsi e pianificare il tutto fino al minimo dettaglio perchè sanno che tanto le cose al 99% possono poi cambiare perchè improvvisamente ha piovuto o la strada è impraticabile o perchè si è rotto il taxi che li stava trasporando o solo perchè è normale che le cose vadano così…ripeto sempre che noi ci stressiamo fino all’inverosimile per semplici cavolate o per un parcheggio che non c’è o perchè il locale dove volevamo andare è pieno o per 5 minuti di ritardo…quì invece ritardano tutti allo stesso modo e alla fine riescono a essere puntuali !!!! Tutto questo per dire che non sapevamo con precisione dove eravamo diretti (perchè forse non lo sapevano nemmeno loro) e nè tantomeno l’orario dato che la competizione tra i sapologi sarebbe cominciata nel pomeriggio (ma chiedere a che ore so già che sarebbe stato alquanto inutile). Dopo qualche telefonata in congolese fatta dai nostri passeggeri finalmente si è capita la direzione (beh naturalmente non è che l’abbiamo capito in congolese) e in poche parole c’era inizialmente una sorta di ricevimento privato di Djo Ballard insieme alla “comitiva” di Gondissa..Una sorta di bodyguard era all’ingresso e credo di essere entrato in un locale a cui si poteva affibiare lo slogan del Bacardi e Caracas. Lì mi è sembrato tutto curiosissimo fin dall’ingresso sia perchè tra una quindicina di persone sicuramente era difficile passare inosservati essendo solo 3 bianchi e sia perchè mi sono ritrovato a salutare Djo e qualcun altro che avevo consociuto qualche giorno addietro come se fossimo amici di vecchia data o come se fossi in occidente o come se casualmente camminando in zona Piazza Teatro Massimo a Catania incontrassi qualcuno che già conosci con relativi saluti di rito. Lì era presente anche uno che aveva bevuto chissà quante birre e faceva discorsi di lode nei confronti di Djo, lo osannava come un Dio in terra, ma il succo di tutto quel discorso era che in fondo tutti vanno fieri di lui perchè è riuscito a realizzarsi…anche la sapologia in fondo non è tanto la voglia di distinguersi, ma di far vedere esteriormente i proprio traguardi raggiunti dal punto di vista economico..solo in questo modo possono ottenere maggior rispetto nei confronti degli altri perchè Tizio indossa delle scarpe di coccodrillo di marca Caio che gli sono costate ben 600.000 FCFA e magari una persona comune dovrebbe lavorare ben 6 mesi per quel semplice paio di scarpe. Usciti dal locale (naturalmente la birra ci è stata offerta nonostante volessimo farlo noi) ci siamo diretti con l’allegra comitiva che si era venuta a formare …e siccome la storia continua ecco nel frattempo un’allegra foto di gruppo

Noi tra i sapologi

Noi tra i sapologi

Mag 29

Le puntate sui sapologi non finiscono quì, anzi diciamo che aumentano sempre di più i colpi di scena. Stavolta l’occasione è arrivata a noi sempre grazie a Gondissa (chef della sua circoscrizione dei sapologi) il quale ci ha invitato a partecipare alla loro grande festa/concorso in cui avrebbero sfilato i sapologi più famosi e celebri di Pointe Noire e sarebbero poi stati votati da una giuria. Rimaniamo in qualche modo su come organizzarci e a quanto capisco mi ha detto di non avermi mai invitato a casa sua come se per lui non fosse all’altezza di un occidentale….ma stai scherzando gli ho detto ? E così dopo averlo rassicurato che per me non c’era nessun problema e lo ringraziavo per la sua ospitalità siamo rimasti che alle 16:00 saremmo andati a prenderlo in atelier e successivamente accompagnato a casa per cambiarsi. I poveri disperati che si sono uniti questa volta oltre all’ habitué Paolo (che sembra proprio voler correre tutti i pericoli a pochi giorni dal suo rientro in Italia) anche Carlo che nonostante una mattinata passata alla cité a comprare una camicia dal gusto discutibile si è voluto unire a noi. Premetto che ogni tanto abbiamo fatto un giro alla cité (la periferia della città abitata dai congolesi), ma stavolta ci siamo inoltrati ancora di più, in una fra le parti sicuramente più povere della città e sembrava di essere purtroppo in una piccola Korogocho, montagne di spazzatura buttate dovunque, carcasse di animali, sporcizia di tutti i tipi, ma la cosa che mi colpiva mentre cercavo di guidare senza investire nessuno e poter guardare attorno era come nonostante tutto si sentisse dovunque musica africana come per dare una botta di vita e visi sorridenti come se niente fosse. Nonostante la scenografia fosse povera sembrava di essere nel video di una stupenda canzone trasmessa da MTV. Dopo esserci inoltrati fra queste “viuzze” da cui non saremmo mai riusciti a uscire senza un guida (avevamo chiesto infatti rassicurazioni a Gondissa sul fatto che non ci fosse nessun problema per noi bianchi) eccoci arrivati finalmente a casa sua. Un portoncino in lamiera si apriva su un cortile dove si trovavano circa 40 sedie di cui molte occupate da signori e signore in abito da festa. Ci è stato spiegato dopo, che quel giorno si stava compiendo una sorta di rito di iniziazione per 2 gemelli che finalmente potevano vedere la luce del sole dopo 6 mesi. E’ infatti tradizione per loro, che i bambini piccoli non possano uscire da casa se non dopo un semestre (eccetto casi gravi di malattie) e proprio quel giorno stavano festeggiando questa occasione per due loro “quattiroti”. Entrati a casa Gondissa siamo stati ospitati nel soggiorno-entrata-cucina-salapranzo di pochi metri quadrati, ai muri quadri per abbellire il tutto e separata da una tenda intuivo ci fosse il cucinino sia per l’odore di frittura pesante che regnava in quel piccolo ambiente, sia perchè intravedevo foglie di manioca per terra. Nel frattempo per non essere scortese mi son seduto e lì abbiamo cominciato a grondare di sudore in modo spudorato, 3 rubinetti che non finivano più di gocciolare, noi occidentali abituati all’aria condizionata vedevamo come miraggio un ventilatore che magari non funzionava più da qualche anno. Mentre Gondissa si cambiava abbiamo conosciuto anche due dei suoi figli (in totale dovrebbe averne 6) anche loro sapologi e per la precisione il primo si definiva “l’architetto” che cura lo stile e l’altro ”l’unità di misura” che cura gli abbinamenti. Il primo faceva a tempo perso il musicista (che famiglia di artisti), il secondo invece in modo molto sereno diceva che si arrangiava, ciononostante ci tenevano a far vedere l’eleganza e l’originalità del loro abbigliamento (le foto le inserirò nella seconda parte del racconto). Dopo esser stati un po’ a parlare e aver sentito che bisogna abbinare bene i colori, non usarne più di tre e che per loro è un modo per distinguersi dagli altri che hanno ancora meno soldi e non possono permettersi vestiti siam partiti alla volta del grande raduno……………………………………………………………………. CONTINUA…………………….

Mag 26
Calumet della pace
icon1 kouam | icon2 Cultura, Video | icon4 26 Maggio 2009| icon31 Commento »

Dopo aver passato la sera precedente l’escursione nel cercare di capire come poter preparare le foglie di tabacco da portare al villaggio a mò di sigaretta, al ritmo di Bob Marley ma senza successo, abbiamo chiesto al villaggio di poter farci vedere questa fatidica preparazione…le istruzioni video custodite gelosamente da “Totò u Cuittu” sono ancora in fase di elaborazione (anzi sarebbe necessario una petizione affinchè possa montare il video quanto prima). Nel frattempo ecco il video della vittima che si è sacrificata dopo la slinguazzata da formichiere del pigmeo a fumare in segno di pace il sigaro da loro preparato per sancire l’unione a mò di ringo boys tra mundelé e locali….anche questo è conoscere la loro cultura :-) 

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Mag 23

Interrompo la saga dei post dedicati all’uscita sui petits hommes  (che in ogni caso riprenderà presto) per parlare di un evento ancora più curioso e direi ancora più tipico del Congo….riprendo infatti il discorso sulla Sapologie. Dopo essere andato a trovare Gondissa e a pagare qualche quadro (ho la stanza piena…) mi ha chiesto quando ero libero per potermi far vedere una sorpresa. Ho risposto che in fondo potevo durante il week-end o durante la pausa pranzo e fu così che mi ha detto con un mega sorriso che avrebbe ricevuto la visita del  Re…ops ma il Re di cosa ho chiesto….il re dei sapologi !!! Congolese che vive in Francia da 30 anni insignito della medaglia d’oro e citato addirittura sul dizionario francese….”lui indossa ben 9 cravatte” e sentendo questo ho avuto conferma che intendeva INDOSSARLE CONTEMPORANEAMENTE una sull’altra per estro, svago e fantasia. Naturalmente non potevo declinare l’invito (oltre che ad essere curiosissimo) e fu così che coinvolsi nell’avventura il povero Paolo che quasi ogni giorno è costretto a condividere il suo ufficio con un sapologo mancato. Arrivati puntuali all’appuntamento ecco vedere finalmente il grande Djo Balard, citato su wikipedia e conosciutissimo da tutti, conosciuto a tal punto che camminavamo insieme per strada come se lui fosse “u Signuruzzu di Pasqua” con 3 dita alzate salutando tutti, rispondendo ogni cinque minuti ad uno dei suoi due cellulari, un vero e proprio vip. Fortunatamente siamo stati messi subito a nostro agio, descrivendoci il suo stile e in particolare la moda che ha lanciato delle 7 cravatte (il suo record comunque dovrebbe essere 9) e fu così che ci siamo avviati in uno di quei localini dove qualsiasi ispettore dell’igiene sarebbe morto per infarto e dove un collezionista di mosche avrebbe fatto man bassa….ci è stata offerta un “pochino” di birra ma berla a stomaco vuoto, sotto il sole e dover ritornare in ufficio senza dare i numeri è stato davvero difficile ahah. Ho chiesto a Djo cosa facesse in Francia e la filosofia di fondo della sapologia e fondamentalmente si definisce un’artista (forte dei suoi successi discografici) e la sapologia può essere intesa sia come fantasia ed estro sia come arte di sapere abbinare bene i colori. Siamo stati inoltre molto stupiti da vedere successivamente arrivare un fotografo italiano che stava seguendo il tour del re per realizzare un suo progetto personale sulla sapologia e il mondo dei sapologi.

Sembrerebbe finito tutto quì, ma la parte ancora più divertente deve ancora arrivare perchè non appena siam tornati in ufficio abbiamo fatto vedere una foto sua ai nostri colleghi congolesi e sono già rimasti stupiti credendo fosse una foto scaricata da internet,ma successivamente appena abbiamo fatto vedere le foto con me e Paolo erano quasi commossi, credevano fosse un fotomontaggio ed è stato difficile far comprendere loro che lo avevamo conosciuto veramente, subito si è sparsa la voce che avevamo la foto di Djo Ballard e mai avevo visto alcuni correre così…cose da pazzi…è considerato un mito, molti avevano il suo poster nella stanza da piccoli e la leggenda narra addirittura che lui abbia un paio di scarpe così costose da essere tenute in banca. E’ difficile riuscire a trovare un paragone italiano di popolarità, forse mi viene da pensare Pavarotti o Valentino Rossi e quindi questo credo che renda l’idea del VIP che abbiamo potuto conoscere e di cui siamo sinceramente onorati per essere stati invitati personalmente e in modo privato a poter stare con lui :-). Le puntate sulla sapologia credo non finiscano quà anche perchè abbiamo anche ricevuto un invito per andare a una loro festa riservata e dimenticavo….naturalmente gli abiti di Djo Ballard erano con la targhetta della sua casa di moda…..è anche stilista.. alla prossima riprenderò con i petits..ho ancora qualche video da far vedere..

Mag 21

Ecco il video della danza tribale con cui siamo stati accolti al villaggio di Sitounkola…(per gentile concessione di Paolo, tutti i diritti sono riservati ;-) )…rimanete collegati nei prossimi giorni cercherò di pubblicare gli altri !!!

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Mag 19

Da dove cominciare a raccontare questa nuova avventura e rendere partecipi quelli che non mi hanno già sentito parlare o che non hanno visto le foto ? Proverò a fare una cronistoria anche se sicuramente sarà difficile e non aspetterò di poter montare il filmino o tutte le foto altrimenti dimenticherei i piccoli particolari che hanno accompagnato la giornata di domenica. Dopo una settimana passata a racimolare informazioni sulla possibilità di trovare i pigmei nei dintorni di Pointe Noire, dopo aver trovato un intermediario e aver negoziato sugli alimenti da portare in cambio (scendendo da 400 baguette che avrebbero sfamato un villaggio a 75) alla fine siam riusciti a trovare un accordo dove in particolare erano previste fra i doni 5 bottiglie di Pastis (alcolico), tabacco, e 3 stecche di sigarette….certo che poi rimangono piccoli se tutti i vizi li hanno loro ;-)…Dopo quindi questa fase di ricerca-informazioni, incrociando le testimonianze di colleghi congolesi, di fantomatici amici di amici di amici che provenivano da quella zona e dopo aver dato una stima veritiera alle ore di viaggio ( almeno 4 secondo noi e 2 secondo la questur…ops la guida), dopo esser riuscito a trovare su google libri anche un saggio scientifico che parlava di pigmei della zona del Kouilou siamo partiti alla volta del villaggio di Sitounkola. Appuntamento fissato alle 5:30 che per le classiche dinamiche africane dove il tempo è relativo (Einstein forse ha elaborato quì i suoi studi) siamo partiti dopo circa un’ora. La strada era più o meno lo stesso e ormai siamo svezzati alle ore di fuoristrada e alle buche che armoniosamente riescono ad evitare il rischio di qualsiasi minimo assopimento, l’unico diversivo è stato subito dopo l’uscita dalla città, nell’unico rettilineo del Congo meridionale, dove la lancetta del tachimetro riesce a sfiorare il numero 100: un arguto cittadino aveva deciso di trovare felicemente riposo nientepocodimenoche….al centro della carreggiata…come un stuntman che riesce ad essere indifferente alle macchine che gli passano a pochi centimetri…Tralasciando le sollecitazioni stradali a cui siamo stati sottoposti e aver caricato con noi la guida che, salito sul pick-up con un piumino nonostante la temperatura equatoriale ci faceva sudare solo a guardarlo, nel frattempo arrivavano notizie da parte del nostro intermediario il quale riferiva che la tribù dei pigmei che volevamo andare a trovare aveva paura di noi e non si sapeva come sarebbe finita. Arrivati finalmente al villaggio ho assistito alla prima vera danza tipica africana a mò di rituale propiziatorio che di solito è possibile vedere su quark..un locale con una maschera inquietante e con un costume in paglia ballava sopra dei trampoli al ritmo di percussioni arrangiate da altri. Dopo esserci presentati al capovillaggio, il quale ci ha spiegato che i pigmei avevano paura di vedere i mundelé (uomo bianco) è cominciata la trattativa diplomatica per riuscire a salvare il salvabile. PREMESSA: la situazione dei pigmei in Congo non è che sia il massimo…hanno sempre vissuto in piena foresta al riparo da sguardi indiscreti e soprattutto al riparo da tutti gli altri congolesi per non essere oggetto di scherno, dato che non venivano riconosciuti i loro diritti…per dirla in parole povere a causa del loro aspetto fisico e del loro carattere introverso sono stati sempre considerati un po’ come degli schiavi o addirittura degli animali (alcuni vennero ospitati dallo zoo di New York tempo fa e anche se di giorno potevano circolare liberamente la sera erano costretti a dormire in gabbia), nel 1975 però una legge del Presidente della Repubblica ha sancito che dovevano integrarsi con gli altri e lasciare i loro accampamenti nella foresta, ma credo che in fondo sia stato come darli in pasto ai leoni. Per questi motivi la cosa più importante era quella di non vivere l’escursione come la ricerca di fenomeni da baraccone, ma come visita di una cultura bistrattata e ancora più particolare all’interno del contesto africano. Meglio andare e presentarsi con rispetto e spiegare le nostre intenzioni e soprattutto non obbligarli o costringerli a presentarsi ad un appuntamento che magari non avrebbero voluto avere assolutamente. Dopo aver fatto questa premessa e aver spiegato il tutto al capovillaggio chiediamo un incontro con il capo dei pigmei (se per lui andava bene ok, altrimenti non era nostra intenzione, nonostante la strada, approfittare della loro situazione per imporre il volere dell’uomo bianco). Trovando d’accordo il capovillaggio strappo da Cantafio la pizza che aveva gelosamente custodita per portarla in dono nel caso in cui ci fosse stata concessa l’udienza e lasciati gli altri all’accampamento base parto con Lello, l’autista, la guida, il capovillaggio e qualche suo braccio destro inoltrandoci sempre di più verso la giungla. Non abbiam capito effettivamente cosa avveniva e di cosa veniva discusso lungo le varie fermate, ma so solamente che all’improvviso abbiamo preso un sentiero in cui la giungla era ancora più giungla e all’improvviso sbucare dal nulla circa 5 petits (come vengono chiamati dai congolesi) fra cui una curiosissima anziana che teneva una sigaretta accesa in bocca (la teneva accesa nel vero senso della parola e cioè la parte che brucia dentro e il filtro di fuori) che armeggiava tra arbusti e fasci di legna!!!. Dopo non aver incontrato nessun capo dei pigmei, perchè in verità girava voce si trovasse all’accampamento base e aver visto salire e scendere dal nostro pick-up una miriade di persona senza riuscire a capire il perchè, siamo ritornati dagli altri e a quanto ho capito in verità eravamo stati noi stessi a portare i pigmei e vedere il loro “ballo” insieme al tizio stregone che ci aveva accolto all’inizio. Cercando di riassumere le fasi successive il capo villaggio ha radunato il resto del villaggio facendo un discorso in congolese incomprensibile (che avrebbe dovuto tradurre ma poi non l’ha fatto)…noi credevamo stesse spiegando le modalità di cottura dell’uomo bianco o qualche ricetta a base di mundelé ;-) successivamente forte delle presentazioni a cui avevo assisito in Costa d’Avorio durante la mia prima Africa è toccato anche a me dare la bonne nouvelle, spiegare il perchè ci trovassimo là e ringraziare tutto il villaggio per l’accoglienza ricevuta (avrei voluto parlare in congolese, ma ho provato con il mio psuedo siculo-francese e credo che in fondo per non essere stati mangiati alla fine sia riuscito ad esprimermi)…particolare indubbiamente la sensazione di dover essere il portavoce dell’uomo bianco in quel contesto (noi fra l’altro riprendevamo con la telecamera e un indigeno riprendeva noi con il cellulare ahah)…ma ancora più particolare è stato quando un pigmeo ci ha fatto vedere come si arrotola una foglia di tabacco e dopo aver dato un abile colpo di lingua (da far invidia ad un camaleonte o ad un formichiere) per chiudere la sigaretta, mi ha offerto di provare anche io…naturalmente sarebbe stato irrispettoso rifiutare quel calumet della pace e quindi nonostante le risate di tutti i miei carissimi compagni di viaggio non mi sono tirato indietro…e a dire il vero ridevano anche quelli del villaggio…onori e oneri :-) Abbiamo lasciato i nostri doni al capovillaggio con la speranza che avrebbe fatto un’equa distribuzione e siamo tornati lentamente dato che avevamo la crisi di astinenza da buche..dimenticavo….sapete alla fine chi era il capo dei pigmei ? Noi credevamo fosse naturalmente un pigmeo, ma in realtà era il loro proprietario…ebbene si abbiamo capito solo alla fine che il capo dei pigmei non era nient’altro che il figlio del proprietario del villaggio e quì si spiega anche perchè durante la conversazione del capo villaggio si era alzato questo signore gridando in maniera pacifica e facendoci vedere quanto fossero in salute grazie a lui che li trattava bene e li rispettava….no comment…

P.s. il viaggio di ritorno con altri 3 episodi particolari lo racconterò un’altra volta dato che già ho scritto parecchio e qualche foto cercherò di metterla quanto prima

Alla prossima…ops dimenticavo che lungo la strada ci siamo fermati all’improvviso vicino delle capanne da dove sono sbucati fuori tantissimi bambini dai 3 ai 18 anni e che cominciavano a chiamare Papà la nostra guida…erano DAVVERO figli suoi…ne aveva ben 14 anche se da due moglie diverse…only in Congo :-)

By Kouam

Mag 14
Sapologie
icon1 kouam | icon2 Cultura, Curiosità | icon4 14 Maggio 2009| icon31 Commento »

Prendo spunto per questo post da un piccolo episodio, infatti l’altro pomeriggio sono uscito per qualche compera su commissione (dei quadri di Gondissa tanto per cambiare :-) ), ma arrivando all’atelier non ho trovato nessuno se non il pittore più vecchio..dove erano finiti tutti gli altri ? Era morto un’artista sapologo e quindi tutti si erano recati al funerale/festa alla cité. Quindi effettivamente la sapologia esiste, ma prima di dire qualcosa in proposito forse sarebbe meglio specificare di cosa si tratta.
La SAPE secondo wikipedia sta per Société des Ambianceurs et des Personnes élégantes ed è un modo di vestire nato dopo l’indipendenza del Congo i cui sostenitori vengono chiamati sapeurs. Il principio che sta dietro tutto è portare dei vestiti “eleganti”, ma quì magari cominciano a nascere le curiosità perchè in particolare per noi italiani (dove regna l’alta moda) il concetto di eleganza è visto “un pochino” in maniera differente. Chiedendo un po’ in giro fondamentalmente esistono i sapeurs emigrati in Europa che effettivamente sembrano europei a tutti gli effetti, hanno anche la loro preghiera e i loro comandamenti. Quelli invece rimasti in patria diciamo che hanno travisato un po’ le regole e per loro il comandamento principale è quello di vestirsi con l’abbinamento più stravagante, colorato e disabbinato possibile (pantaloni verdi, camicia gialla, giacca blu e papillon rosso a punti bianchi). Non mi esprimo più perchè magari noi non siamo assolutamente abituati a vedere certe cose ed è difficile anche poter rimanere impassibili (vedi Paolo), pubblico solo un’immagine per rendere l’idea ( le altre le posso passare solo in privato) e alla prossima ;-)

Sapologo

Sapologo