A volte le migliori serate nascono senza nessuna programmazione, all’improvviso e quando meno te l’aspetti. Nel pomeriggio avevo fatto una telefonata a Eusebio che mi aveva detto sempre di farmi vivo ogni tanto….volevo fare un giro al mercato o meglio un report fotografico, ma in questa occasione mi disse che di sera avrebbe suonato ad una festa. La linea era disturbata, non capivo bene alcune parole in francese ma naturalmente dissi ok. Rendez-vous alle 20:00 davanti al CCF (circolo culturale francese). Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è, ma queste cose alla Cristiano, senza sapere i dettagli e all’avventura magari me le accollo solo io e sono andato ugualmente senza nessun mundelé (uomo bianco).Alle 19:55 ero già sul luogo dell’appuntamento e stranamente anche Eusebio: “non sei completamente africano” gli dissi, ed effettivamente si fece una risata anche lui consapevole della mia allusione alla concezione di puntualità africana. Il succo del racconto qual’è ? Che mi sono ritrovato a passare una piacevolissima serata in una sorta di locale congolese riparato da una tettoia con solo qualche altro francese che era stato invitato e pieno di africani. Tutti insieme fraternamente a bere, facendo vedere la mia foto con i capelli sulla patente e scoprendo che in Congo puoi essere dichiarato anche con il cognome dello zio all’anagrafe (infatti i loro gradi di parentela sono tutti; père, mère, frère, petit frer, grand père ecc… Abbiamo ascoltato musica, salutarci come si sarebbe fatto in Italia, ridere e scherzare o fare qualche battuta, addirittura in francese e magari tutto questi elementi all’apparenza banale ti fanno sentire “cittadino del mondo o multiculturale”. Se poi all’insieme uniamo che sono entrato mano nella mano con Eusebio (nei paese africani è normalissimo come senso di amicizia),che abbiamo mangiato riso, pollo e sakassaka dallo stesso piatto e bevuto 3 N’Gok (birra congolese) grandi e che non sono stato mai lasciato solo un attimo nemmeno quando con nell’assoluta spontaneità mi ha detto “je vais à pisser dérrier le mur” devo dire che mi sono congolesizzato parecchio. Ma sono appunto tutti questi piccoli particolari, questi episodi normale di vita quotidiana giovanile congolese che ti fanno stare bene e che ti danno la consapevolezza non solo dell’essere cittadini del mondo indipendentemente dal colore della pelle, dalla nazionalità o dallo stato in cui ti ritrovi, ma che basta un piccolo di predisposizione mentale per potersi adattare e vivere psuedo-normalmente anche in questo paese lontano non solo geograficamente ma anche culturalmente….e per dare l’idea della musica che allietava la serata ecco un piccolissimo video…
Alla prossima
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