Nepal

E' una strana sensazione fare un viaggio in un paese che quasi un anno fa è stato colpito da un terremoto. In fondo diciamocelo pure: fare un viaggio non è che sia poi questo popò di sacrificio, si fa per curiosità, per scoprire, per vedere, per osservare, per diletto,per piacere ma di sicuro nessuno ci punta una pistola alla testa per partire. Mi sono ritrovato spesso a pensare in 10 giorni, mentre sorridevo con i miei compagni di viaggio o mentre mangiavo dei momo sorseggiando una birra cosa stessi facendo esattamente in Nepal. Vedevo persone,uomini e donne, lavorare, sporcarsi le mani, vedevo crepe in case, edifici puntellati e monumenti distrutti con accanto una foto che sembrava indicarmi quasi con orgoglio "Cristiano, prima era così!!". Ma fra tutte, forse un'immagine mi rimarrà ancora più impressa: decine di contenitori per l'acqua messi in fila, in attesa di qualche goccia che sarebbe stata distribuita durante la giornata: contenitori messi ordinatamente in fila, nessuna calca di persone, in un ordine quasi surreale e con un silenzio che sembrava stridere con le macerie e con tutto quello che si vedeva attorno. Ma non si può buttare via un giocattolo non appena si rompe! E' fin troppo semplice! Come magari è fin troppo semplice cancellare un luogo fra le proprie mete di viaggio, dimenticarsene e dire che in Nepal non conviene andare perchè molte cose sono andate distrutte. Ma come si fa a poter dire che non conviene?Ma che posto hanno rispetto a dei monumenti le persone che nel frattempo continuano a lavorare incessantemente e che continuano a sorriderti e a salutarti con il loro Namaste senza chiedere nulla in cambio? E le tradizioni? E le feste? E i panorami? I campi? Le vette dell'Himalaya? E poi diciamolo pure: non è assolutamente vero che è crollato tutto, ma soprattutto non è ignorandolo che qualcosa potrà mai cambiare. __________________________________ Ci rendiamo conto che quello che facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma l'oceano senza quella goccia sarebbe più piccolo