Ultimamente mi ritrovo a fare una riflessione: durante la vita i pensieri possono maturare un po’ come Picasso che andava dal periodo blu a quello rosa (credo fosse questo il colore), come Leopardi che passava dalla concezione di natura benigna a quella matrigna o come in fondo, osservando la vetta di un monte, sebbene sia sempre la stesso per uno scalatore il punto di arrivo, la visuale può cambiare in base all’osservazione fatta dal lato est, nord, sud ecc…ma la meta finale è la stessa, il sogno di arrivare fin lassù non cambia anche se cambiano i percorsi e gli ostacoli da dover superare, anche se non capisci più lo sherpa che ti ha sempre accompagnato o anche se lo zaino è pesante…Dopo questa breve divagazione cerco di venire al dunque in quanto ho sempre vissuto la mia esperienza in Africa con gli occhi di un bambino, alla continua ricerca e con il desiderio sempre di potermi stupire…questa filosofia mi ha accompagnato in tutti questi mesi e mi ha permesso di continuare a VIVERE e a non fossilizzarmi…il tutto però fino all’altro giorno, quando un episodio che avrei voluto raccontare sul blog mi ha cambiato. L’occasione è stata data da un invito a cena a casa Gondissa, un’occasione sicuramente unica nel suo genere e altrettanto particolare, ho sentito molti dire chissà come sono le case degli africani o come vivono lì dentro e questa curiosità aveva contaggiato tantissimo anche me. Pensavo prima della cena che avrei potuto scrivere un’altra fra le cose particolari che mi ero ritrovato a vivere in Congo, ma con tutto il rispetto dopo essere tornato da casa sua non credo più che sia il caso dare alla mercé di tutti il resoconto della serata. Magari qualcuno penserà “ma come non scrivi niente?”, “ma come era casa sua?”, “ma cosa hai fatto?”,”come hai mangiato?”.Ma se per un attimo dovessi pensare di invitare a casa mia una qualsiasi persona e sapere che poi il resoconto della serata o la descrizione di casa mia andrà su internet mi lascerebbe una sensazione un po’ strana..Non mi è venuta voglia di fare nessuna foto, se non una come ricordo per loro, credo di essere entrato nella loro intimità e appunto per non violare l’accoglienza ricevuta e come segno di rispetto mi viene solo da dire che la gentilezza e l’ospitalità sono concetti universalmente riconosciuti e al più affido a questo blog i miei più sentiti ringraziamente per avermi messo a mio agio, per avermi fatto assaggiare un pesce squisitissimo avvolto in foglie di banano, per essere stati gentili con una persona con cui in fin dei conti non hanno niente da guadagnare, per aver dato il loro tutto, per avere condiviso la loro birra e il nostro vino e per essere stati così gentili fino alla fine da rifiutare anche i soldi del taxi (dato che Gondissa ci ha accompagnato fino in città al ritorno per non farci perdere).Una sensazione così familiare davvero strana e davvero lodevole che racconterò un giorno solo a chi mi conosce per bene e che quindi potrà capire effettivamente questo strano post e questo strano pensiero che ho voluto scrivere. Non serve immortalare con una macchina fotografica o con delle parole sul blog ciò che si vive, certi ricordi sono sicuro che mi accompagneranno sempre.
Una volta da piccoli si faceva questo indovinello, ecco invece in Congo quante persone riescono a salire su una moto e su una macchina.
Tra parentesi le persone caricate sul taxi sono costrette a fare una corsa che dura quasi 4 ore sotto il sole tra buche e strade sterrate, per andare dal villaggio alla città e viceversa…il viaggio della speranza !!!
- Taxi in Congo
- Moto in Congo
…e fu così che partimmo in direzione Stadio Comunale di Pointe Noire dove si sarebbe svolta la competizione riuscendo a entrare ben 7 persone in macchina come se nulla fosse, seguiti a ruota da altri 2 su uno scooter e altri con dei taxi. L’unico intoppo è stato il solito vigile che vedendo un bianco alla guida ha fiutato l’idea di una possibile multa, ma finalmente stavolta nonostante fossimo stati fermati, siamo stati lasciati liberi senza nessuna paranoia e senza mollare un CFA, il tutto grazie a uno del nostro gruppo che subito ha speso una buona parola per noi ahah…cose mai avvenute in Congo !!!! Arrivati al campo sportivo una folla di persone attorniavano un palco dove sfilavano man mano i vari sapologi che venivano annunciati…a parte il fatto che non so come (per la serie che in Africa nel loro ritardo sono puntuali) i nostri amici sono arrivati proprio prima di essere chiamati a sfilare, ma l’altra cosa che mi ha fatto notare successivamente il buon Carlo è che nonostante noi cercassimo di prendere un po’ le distanze per non dare nell’occhio nel farci vedere insieme al gruppettino di persone loro, invece tenevano a farsi vedere noi…come se fossimo stati degli sponsor in fondo per loro sarebbe stato una notevole pubblicità essere insieme a dei Mundelé e se noi di nascosto provavamo a rallentare o a fermare il passo loro facevano esattamente la stessa cosa per non perderci, noi accelerevamo e loro anche :-). Così capimmo che per loro era un vanto avere dei fotografi bianchi e non me lo feci dire 2 volte per buttarmi al centro del campo sportivo attorniato da un migliaio di persone per fare un po’ di foto…una sensazione simile a Massimo il Gladiatore e il solito chicco di riso in mezzo al caffè…a dire la verità uno della sicurezza era venuto a fermarmi, ma fingendo di non comprendere il francese ho detto di andare a parlare con lo stesso che ci aveva difesi davanti al vigile e anche stavolta no problem !!!! Cosa dire delle varie presentazioni ? Il loro soprannome era ovviamente occidentale, si andava da chi si faceva chiamare Martin Luther King a Sarkozy, passando da Kamasutra fino ad Abraham Lincoln…l’occidente e in particolare la Francia erano osannati (nonostante fosse il paese colonizzatore) tanto che in molti basavano il loro stile utilizzando i 3 colori della bandiera francese. In generale il sapologo di turno veniva chiamato a sfilare sopra il palco per illustrare il proprio abbigliamento ed urlare la marca dei propri vestiti (io sono vestito con scarpe di coccodrillo, camicia Saint-Laurent, pantaloni Ferré ecc…) la cosa grottesca è che però a volte venivano dette marche di abiti decantandoli per perfetto stile italiano che noi non avevamo mai sentiti…e pensare che magari per quel vestito hanno speso mezzo stipendio…uno mi ha fatto vedere delle scarpe dicendomi essere una fra le migliori italiane sia perché più care che per la qualità (madmax o una cosa simile che francamente io non conoscevo e ho detto ah si come no !!!)…purtroppo calando la sera abbiamo preferito abbandonare il campo del match e non vedere sfilare la nostra “comitiva” e ovviamente anche in questo caso siamo stati scortati fino in macchina (farsi vedere con noi per loro era importantissimo fino alla fine, ma stavolta date le circostanze e il buio faceva più comodo a noi che a loro) e la cosa in generale curiosa è che ovviamente ancora dovevano sfilare circa una ventina di sapologi ma con i classici ritardi africani oramai era buio e ovviamente non c’era nessuna luce ad illuminare l’evento.
Dopo qualche giorno per la cronaca tornando da Gondissa ho chiesto come era finita la competizione e con una faccia triste come se fosse un’onta mi ha detto che purtroppo uno dei suoi figli non era riuscito a passare la competizione….non lo avevo mai visto così serio !!!!
Oltre a qualche foto nel video potrete vedere anche la convinzione che hanno alcuni per il loro stile, credevamo scherzasse nel porsi in quel modo stile bomba ad orologeria pronta ad esplodere…ma non era così..anche lui era serio..Buona visione
…continua la storia precedente….
dopo esser partiti da casa Gondissa ci siamo diretti in direzione “bu non lo so”, con il maestro e i suoi due figli. Credo che un pregio dei congolesi e forse di buona parte degli africani ( e non c’è nessuna ironia in quello che scrivo) è la non precisione e programmazione…non hanno bisogno di stressarsi e pianificare il tutto fino al minimo dettaglio perchè sanno che tanto le cose al 99% possono poi cambiare perchè improvvisamente ha piovuto o la strada è impraticabile o perchè si è rotto il taxi che li stava trasporando o solo perchè è normale che le cose vadano così…ripeto sempre che noi ci stressiamo fino all’inverosimile per semplici cavolate o per un parcheggio che non c’è o perchè il locale dove volevamo andare è pieno o per 5 minuti di ritardo…quì invece ritardano tutti allo stesso modo e alla fine riescono a essere puntuali !!!! Tutto questo per dire che non sapevamo con precisione dove eravamo diretti (perchè forse non lo sapevano nemmeno loro) e nè tantomeno l’orario dato che la competizione tra i sapologi sarebbe cominciata nel pomeriggio (ma chiedere a che ore so già che sarebbe stato alquanto inutile). Dopo qualche telefonata in congolese fatta dai nostri passeggeri finalmente si è capita la direzione (beh naturalmente non è che l’abbiamo capito in congolese) e in poche parole c’era inizialmente una sorta di ricevimento privato di Djo Ballard insieme alla “comitiva” di Gondissa..Una sorta di bodyguard era all’ingresso e credo di essere entrato in un locale a cui si poteva affibiare lo slogan del Bacardi e Caracas. Lì mi è sembrato tutto curiosissimo fin dall’ingresso sia perchè tra una quindicina di persone sicuramente era difficile passare inosservati essendo solo 3 bianchi e sia perchè mi sono ritrovato a salutare Djo e qualcun altro che avevo consociuto qualche giorno addietro come se fossimo amici di vecchia data o come se fossi in occidente o come se casualmente camminando in zona Piazza Teatro Massimo a Catania incontrassi qualcuno che già conosci con relativi saluti di rito. Lì era presente anche uno che aveva bevuto chissà quante birre e faceva discorsi di lode nei confronti di Djo, lo osannava come un Dio in terra, ma il succo di tutto quel discorso era che in fondo tutti vanno fieri di lui perchè è riuscito a realizzarsi…anche la sapologia in fondo non è tanto la voglia di distinguersi, ma di far vedere esteriormente i proprio traguardi raggiunti dal punto di vista economico..solo in questo modo possono ottenere maggior rispetto nei confronti degli altri perchè Tizio indossa delle scarpe di coccodrillo di marca Caio che gli sono costate ben 600.000 FCFA e magari una persona comune dovrebbe lavorare ben 6 mesi per quel semplice paio di scarpe. Usciti dal locale (naturalmente la birra ci è stata offerta nonostante volessimo farlo noi) ci siamo diretti con l’allegra comitiva che si era venuta a formare …e siccome la storia continua ecco nel frattempo un’allegra foto di gruppo
Questa è una delle domande più frequenti che mi vengono rivolte (oltre naturalmente al parere estetico sulle congolesi
), difficile magari spiegare che mi ritrovo in una guest house della società a chi non hai mai sentito dire questa parola. Detto questo non mi rimane che far vedere le foto della casa e della mia stanza (beh qualcuno la conosce già anche se è cambiata). Della prima manca in verità il biliardo che fa sembrare il salotto di tutto rispetto, della seconda diciamo che sono riuscito a trovare un microattimo in cui non c’era niente in giro e che sembra più o meno decente, ma naturalmente già subito dopo la foto era nuovamente tutto a soqquadro….che bello finalmente per la prima volta ho usato questa parola che tutte le maestre ripetono perchè è l’unica con due q…beh ho dovuto aspettare 20 anni e di venire in Congo per usarla ahah
- Panoramica
- Salotto
- Esterno by night
- Vista notturna
- Cucina
- My room
- My room
Credo proprio sia il periodo degli avvistamenti…dopo il boa dell’altro giorno ecco sgattaiolare vicino gli uffici un mamba nero, purtroppo le immagini sono un po’ cruente perchè è stato subito preso a bastonate e in modo molto rassicurante ci è stato detto: “lo abbiamo fatto perchè se ti morde non riesci ad arrivare lì” (indicando una distanza di 5-7 metri) …..ecco perchè lo chiamano il serpente dai 7 passi !!!
- Mamba nero
- Mamba nero 2
Se un gatto sgattaiola un boa che fa
?
P.s. per gentile concessione du Chef de Chantier che fortunatamente non ha fatto il filmino ahah
- Boa 1
- Boa 2
- Boa 3
Le puntate sui sapologi non finiscono quì, anzi diciamo che aumentano sempre di più i colpi di scena. Stavolta l’occasione è arrivata a noi sempre grazie a Gondissa (chef della sua circoscrizione dei sapologi) il quale ci ha invitato a partecipare alla loro grande festa/concorso in cui avrebbero sfilato i sapologi più famosi e celebri di Pointe Noire e sarebbero poi stati votati da una giuria. Rimaniamo in qualche modo su come organizzarci e a quanto capisco mi ha detto di non avermi mai invitato a casa sua come se per lui non fosse all’altezza di un occidentale….ma stai scherzando gli ho detto ? E così dopo averlo rassicurato che per me non c’era nessun problema e lo ringraziavo per la sua ospitalità siamo rimasti che alle 16:00 saremmo andati a prenderlo in atelier e successivamente accompagnato a casa per cambiarsi. I poveri disperati che si sono uniti questa volta oltre all’ habitué Paolo (che sembra proprio voler correre tutti i pericoli a pochi giorni dal suo rientro in Italia) anche Carlo che nonostante una mattinata passata alla cité a comprare una camicia dal gusto discutibile si è voluto unire a noi. Premetto che ogni tanto abbiamo fatto un giro alla cité (la periferia della città abitata dai congolesi), ma stavolta ci siamo inoltrati ancora di più, in una fra le parti sicuramente più povere della città e sembrava di essere purtroppo in una piccola Korogocho, montagne di spazzatura buttate dovunque, carcasse di animali, sporcizia di tutti i tipi, ma la cosa che mi colpiva mentre cercavo di guidare senza investire nessuno e poter guardare attorno era come nonostante tutto si sentisse dovunque musica africana come per dare una botta di vita e visi sorridenti come se niente fosse. Nonostante la scenografia fosse povera sembrava di essere nel video di una stupenda canzone trasmessa da MTV. Dopo esserci inoltrati fra queste “viuzze” da cui non saremmo mai riusciti a uscire senza un guida (avevamo chiesto infatti rassicurazioni a Gondissa sul fatto che non ci fosse nessun problema per noi bianchi) eccoci arrivati finalmente a casa sua. Un portoncino in lamiera si apriva su un cortile dove si trovavano circa 40 sedie di cui molte occupate da signori e signore in abito da festa. Ci è stato spiegato dopo, che quel giorno si stava compiendo una sorta di rito di iniziazione per 2 gemelli che finalmente potevano vedere la luce del sole dopo 6 mesi. E’ infatti tradizione per loro, che i bambini piccoli non possano uscire da casa se non dopo un semestre (eccetto casi gravi di malattie) e proprio quel giorno stavano festeggiando questa occasione per due loro “quattiroti”. Entrati a casa Gondissa siamo stati ospitati nel soggiorno-entrata-cucina-salapranzo di pochi metri quadrati, ai muri quadri per abbellire il tutto e separata da una tenda intuivo ci fosse il cucinino sia per l’odore di frittura pesante che regnava in quel piccolo ambiente, sia perchè intravedevo foglie di manioca per terra. Nel frattempo per non essere scortese mi son seduto e lì abbiamo cominciato a grondare di sudore in modo spudorato, 3 rubinetti che non finivano più di gocciolare, noi occidentali abituati all’aria condizionata vedevamo come miraggio un ventilatore che magari non funzionava più da qualche anno. Mentre Gondissa si cambiava abbiamo conosciuto anche due dei suoi figli (in totale dovrebbe averne 6) anche loro sapologi e per la precisione il primo si definiva “l’architetto” che cura lo stile e l’altro ”l’unità di misura” che cura gli abbinamenti. Il primo faceva a tempo perso il musicista (che famiglia di artisti), il secondo invece in modo molto sereno diceva che si arrangiava, ciononostante ci tenevano a far vedere l’eleganza e l’originalità del loro abbigliamento (le foto le inserirò nella seconda parte del racconto). Dopo esser stati un po’ a parlare e aver sentito che bisogna abbinare bene i colori, non usarne più di tre e che per loro è un modo per distinguersi dagli altri che hanno ancora meno soldi e non possono permettersi vestiti siam partiti alla volta del grande raduno……………………………………………………………………. CONTINUA…………………….
Prendendo spunto da questa piccola e semplice preghiera che compariva in un libricino edito da Fabrica di Oliviero Toscani ecco un video di alcune donne in preghiera che abbiamo incontrato in un villaggio al ritorno dall’escursione dei petits. Musica, colori e gioia accompagnava queste signore appartenenti a un gruppo di preghiere cristiano che pregano insieme 3 volte la settimana (la domenica dalle 8 alle 13). Sinceramente credevo fossero le prove del coro e la signora stile Sister Act mi ha spiazzato chiedendomi
- “Perchè voi non pregate così ?”.
- “Beh non proprio” ho risposto io (ho preferito evitare il discorso)
-”Posso filmare ?” ho continuato
_” Certo che male c’è”
- Grazie
- Prego ! Prego…Prego ?
Dopo aver passato la sera precedente l’escursione nel cercare di capire come poter preparare le foglie di tabacco da portare al villaggio a mò di sigaretta, al ritmo di Bob Marley ma senza successo, abbiamo chiesto al villaggio di poter farci vedere questa fatidica preparazione…le istruzioni video custodite gelosamente da “Totò u Cuittu” sono ancora in fase di elaborazione (anzi sarebbe necessario una petizione affinchè possa montare il video quanto prima). Nel frattempo ecco il video della vittima che si è sacrificata dopo la slinguazzata da formichiere del pigmeo a fumare in segno di pace il sigaro da loro preparato per sancire l’unione a mò di ringo boys tra mundelé e locali….anche questo è conoscere la loro cultura :-)















