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Nepal Back

The-best-teamE’ una strana sensazione fare un viaggio in un paese che quasi un anno fa è stato colpito da un sisma.

Era il 25 Aprile 2015. L’orologio segnava le 11:56.

La terra in Nepal decide di tremare.

Una scossa di magnitudo 7.8 sconvolge la vita, il cammino, i pensieri, le parole, le preghiere, l’ordinario scorrere di migliaia di persone. Passi interrotti, parole spezzate, occhi improvvisamente chiusi, mani allontanate, progetti svaniti, sogni persi.

Una scossa di terremoto che oltre a causare danni diretti, soprattutto alla popolazione e alle abitazioni, (circa 8000 morti e 600000 senzatetto), ha provocato un calo di quasi il 50% del flusso turistico (seconda risorsa economica del Paese).

D’altronde si sono lette notizie fuorvianti: dalla stazione dei treni di Kathmandu distrutta (quando in realtà non esiste alcuna stazione ferroviaria), al fatto che il paese non sarebbe stato visitabile per anni e che la maggior parte dei templi della valle erano andati distrutti.

In verità sono state le case delle persone, a riportare i maggiori danni.

Oggi a distanza di un anno uomini, donne, anziani e bambini provano lentamente a ritornare alla normalità, lavorando incessantemente, sporcandosi le mani ogni giorno. Un lavoro silenzioso, lontano dai media, ma a testa alta, cominciato subito dopo il sisma, ma che ancora non ha una fine.

Anche il governo nepalese ha lanciato una campagna di sensibilizzazione per invogliare i turisti a ritornare in Nepal e ora più che mai è davvero fondamentale e importante per tutta la popolazione favorire questo processo.

Indubbiamente dei danni ci sono stati ma, non è assolutamente vero che è crollato tutto e soprattutto non è ignorando questo splendido paese che qualcosa potrà mai cambiare.

In occasione della catastrofe sono state migliaia le immagini in bianco e nero circolate, immagini che sono state sempre reputate più adatte a reportage e alla drammatizzazione delle storie, ma ora il paese ha bisogno di mostrare al mondo i propri colori.

Colori che ancora sono sbiaditi, ma sempre esistiti e difficilmente verranno cancellati.

Colori che pian piano provano a riemergere fra le macerie del terremoto di quel 25 aprile del 2015.
Un ringraziamento particolare per il pre e post viaggio va a Rongpuk

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Working in Nigeria

The-best-teamQuanto possano essere belli degli scatti realizzati in un ambiente che di suo non ha niente di affascinante, dove uomini lavorano duramente all’interno dell’indotto del “petrolio nero”? E’ possibile realizzare degli scatti “esteticamente accattivanti” all’interno di un cantiere? Senza nessun set precostituito, truccatori o modelli? Ecco una serie di scatti realizzati all’interno della Prefabrication Yard’s di Port Harcourt in Nigeria che vogliono riuscire in questo intento. Foto di un servizio che in un breve periodo (complice la notizia dell’abbassamento del petrolio) è stato ripreso da molti siti internazionali e riviste di settore fino ad avere l’onore di una pubblicazione sul report dell’Atlantic Council di Washington.

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B(l)ack&White

B(l)ack_White - Nude

Parlare alle spalle, pugnalare alle spalle, prendere alle spalle, avere alle spalle ecc… ancora si potrebbe continuare tanto e fotografare alle spalle invece?

Il viso di una persona racconta tutto, pure il sorriso in fondo e gli occhi dove li metti? Ah dimenticavo, ricordati sempre che quando scatti una foto il sole deve essere alle spalle.

Partendo da queste considerazioni comuni ho sempre avuto una predilezione per le foto fatte da dietro, senza essere invadente, lasciando il soggetto assorto nella sua azione, senza interromperlo, provando a entrare nella scena da un altro punto di vista, da un’altra prospettiva (che non fa vedere il viso, gli occhi e il sorriso) e che in un gioco di parole mi hanno sempre fatto pensare chissà cosa stessero pensando.

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I Want to Be

Photo e ideazione: Cristiano Zingale
Grafica: Fabio Lo Cascio

...a fireman

 

 

 

 

 

E se si rendessero protagonisti di un nuovo calendario proprio i bambini stessi dell’orfanotrofio oggetto di beneficenza del calendario “Inside Other Dress”? Proprio così è nato il progetto “I Want To Be”.
Per un pomeriggio 12 bambini, dai 4 agli 11 anni, hanno indossato gli abiti, realizzati su misura, delle varie figure professionali presenti a Port Harcourt (dal saldatore, al pompiere, dal cuoco al manager ecc…), giocando e posando come dei modelli insieme agli adulti e “toccando con mano” un mestiere che potrebbero fare da grandi, grazie alla presenza delle aziende Oil&Gas sul territorio.
Anche se per poche ore, hanno potuto vivere un’occasione, che ricorderanno di sicuro per molto tempo e che li aiuterà a sperare in quel futuro migliore, che per varie circostanze della vita gli è stato negato.
E loro stessi sono riusciti inconsapevolmente, a dare un tocco di colore e ravvivare un pomeriggio di ordinario lavoro all’interno della base, dove di sicuro la loro presenza non è passata di certo inosservata.
Le offerte sono state interamente devolute a favore della Global Foundation For Orphaned Children di Port Harcourt, perché in fondo… tutti hanno il diritto a sognar di diventare!

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Inside Other Dress

Photo: Ettore Lattuada & Cristiano Zingale
Grafica:Fabio Lo Cascio
Ideazione: Cristiano Zingale

February - Nurudeen&Massimo

Prima di giudicare una persona cammina per tre lune nei suoi mocassini

Proprio da questo proverbio popolare è nata l’idea di “Inside Other Dress” (volontariamente italianizzato): un calendario benefico realizzato a Port Harcourt (Nigeria) in cui tutti, oltre a mettersi in gioco, si sono messi letteralmente nei panni degli altri per una buona causa.

Quando ci si ritrova a lavorare in un ambiente multiculturale, per giunta all’estero, è facile cadere nei pregiudizi e negli stereotipi di ogni sorta e in fondo è proprio vero che un primo passo per poter abbattere le distanze, è poter capire chi ci sta accanto, è “il mettersi nei panni altrui”, indossando i vestiti caratteristici del collega, indossando ciò che fa parte del look, della cultura e della personalità di ogni singolo individuo.

“Inside Other Dress” nasce per poter aiutare chi non ha avuto la nostra stessa fortuna, posando per un calendario e prestando la propria ironia e il proprio fisico, anche se non perfetto, senza nessun trucco e soprattutto in modo naturale e spontaneo.

“Inside Other Dress” nasce come se fosse un gioco educativo e diventa un esperimento di empatia e conoscenza per tutte le persone che hanno partecipato, al di fuori da uno schema prettamente lavorativo: voler essere la coppia più originale, aiutare l’altro ad indossare un capo di abbigliamento lontano dalla propria cultura, dare al collega ciò che si ha di personale e privato dimenticando qualsiasi forma di possesso.

Si ringrazia per la realizzazione tutti coloro che hanno prestato la loro immagine e coloro che pur non avendo posato hanno apprezzato e sostenuto l’iniziativa anche con un semplice sorriso o un appoggio morale.

Grazie soprattutto a SSAGS, lo  SMAUT di Milano, a Mauro per le traduzioni, Max, Giuseppe, Joy e a tutti i colleghi di Port Harcourt  e a  tutti coloro che piacevolmente sorpresi hanno dato il loro contributo al:

GLOBAL FOUNDATION FOR ORPHANED CHILDREN

#4 EDMAC AVENUE, NKPOLU EAST-WEST ROAD,

PORT HARCOURT, RIVERS STATE (Nigeria)